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CINEMA - CALENDARIO PROSSIMI APPUNTAMENTI (2003)

ottobre 2003

Dal 24 ottobre al 31 ottobre

Venerdì 24 ottobre 2003
Cinema Odeon - tel. 0444 543492
Filmstudio27 - 1_ciclo
CANTANDO DIETRO I PARAVENTI di Ermanno Olmi
ore 16 - 18 - 20 - 22


Sabato 25 ottobre 2003
Cinema Odeon - tel. 0444 543492
CANTANDO DIETRO I PARAVENTI di Ermanno Olmi
ore 16 - 18 - 20 - 22


Domenica 26 ottobre 2003
Cinema Odeon - tel. 0444 543492
CANTANDO DIETRO I PARAVENTI di Ermanno Olmi
ore 16 - 18 - 20 - 22

SCHEDA FILM
Regia, Sogg. e Scenegg.: Ermanno Olmi. Fotogr.: Fabio Olmi. Musica: Han Yong. Mont.: Paolo Cottignola. Scenogr.: Luigi Marchione. Interpr.: Bud Spencer (il vecchio capitano), Jun Ichikawa (vedova Ching), Sally Ming Zeo Ni (confidente), Camillo Grassi (Nostromo), Makoto Kobayashi (ammiraglio Ching), Xiang Yang Li (supremo ammiraglio Kwo Lang), Guang Wen Li (dignitario imperiale). Prod.: Cinema 11 Undici/Rai Cinema Italia/Lakeshore Entert. SBS. Distr.: Mikado. Orig.: Ital./U.K./Fr., 2003. Durata: 96 min.


Il film racconta una fiaba a cavallo tra teatro e cinema, con un giovane studente occidentale che arriva per errore in un teatrino/bordello, dove è messa in scena una fantastica storia di vendetta e pirateria, che diventa un inno al perdono e alla compassione.


Il regista
Ermanno Olmi, nato a Treviglio, Bergamo, nel 1931, da una famiglia di contadini, negli anni Cinquanta si trasferisce a Milano dove studia all'Accademia di Arte drammatica e viene assunto come documentarista alla Edison Volta, dove dal '53 al '61 svolge un'intensa e proficua attività. Esordisce nel lungometraggio con Il tempo si è fermato ('59), subito notato dalla critica, seguito da Il posto ('61), premio della Critica a Venezia, e I fidanzati ('63), opere gi‡ mature e dense di quotidiana poesia. I film che sono seguiti hanno confermato l'impegno artistico di Olmi, oggi tra gli autori pi_ significativi del cinema italiano. Tra gli altri suoi film si segnalano: E venne un uomo ('65), La circostanza ('73), L'albero degli zoccoli ('78) Palma d'oro a Cannes, Camminacammina ('83), Lunga vita alla signora ('87), La leggenda del santo bevitore ('88) Leone d'oro a Venezia, Il segreto del bosco vecchio ('93), Genesi - La creazione e il diluvio ('94), Il mestiere delle armi ('01).






Lunedì 27 ottobre 2003
Cinema Odeon - tel. 0444 543492
IT’ A WONDERFUL FILM!
SOME LIKE IT ORIGINAL
ALL OR NOTHING
by Mike Leigh
ore 15.30 - 17.40 - 19.50 - 22


PROGRAMMA:

16ª Rassegna di Film in Lingua Originale
CINEMA ODEON - VICENZA
a cura della S.G.M.S. - Cineforum di Vicenza


OGNI LUNEDI DAL 20 OTTOBRE 2003 AL 29 MARZO 2004
ore 16 - 18 - 20 - 22 (salvo diversa indicazione)

Il programma della Rassegna potrà subire qualche variazione che sarà tempestivamente comunicata



OTTOBRE 2003


20/10/2003
THE IMPORTANCE OF BEING EARNEST
(L'importanza di chiamarsi Ernest)
by Oliver Parker, U.K. 2002

27/10/2003
ALL OR NOTHING (Tutto o niente)
by Mike Leigh, U.K. 2002 (15,30 - 17,40 - 19,50 - 22)

NOVEMBRE

03/11/2003
THE QUIET AMERICAN (The Quiet American)
by Phillip Noyce, USA 2002

10/11/2003
BEND IT LIKE BECKHAM (Sognando Beckham)
by Gurinder Chadha, UK/USA 2002

17/11/2003
SWEET SIXTEEN (Sweet Sixteen)
by Ken Loach, U.K. 2002

24/11/2003
PERSONAL VELOCITY - THREE PORTRAITS
(Personal Velocity)
by Rebecca Miller, USA 2002 (16 - 17,30 - 19 - 20,30 - 22,10)

DICEMBRE

01/12/2003
ADAPTATION. (Il ladro di orchidee)
by Spike Jonze, USA 2002

08/12/2003
THE PALACE THIEF (Il club degli imperatori)
by Michael Hoffman, USA 2003

15/12/2003
ANYTHING ELSE (Anything Else)
by Woody Allen, USA 2003

GENNAIO 2004

12/01/2004
CATCH ME IF YOU CAN (Prova a prendermi)
by Steven Spielberg, USA 2002 (17 - 19,30 -22)

19/01/2004
THE TRUTH ABOUT CHARLIE (The Truth About Charlie)
by Jonathan Demme, USA 2002

26/01/2004
THE LIFE OF DAVID GALE (The Life of David Gale)
by Alan Parker, USA/UK 2002 (15,30 - 17,40 - 19,50 - 22)


FEBBRAIO

02/02/2004
TWO WEEKS NOTICE (Due settimane per innamorarsi)
by Marc Lawrence, USA 2002

09/02/2004
MYSTIC RIVER (Mystic River)
by Clint Eastwood, USA 2003 (15 - 17,20 - 19,45 - 22,10)

16/02/2004
FAR FROM HEAVEN (Lontano dal paradiso)
by Todd Haynes, USA 2002

23/02/2004
FRIDA (Frida)
by Julie Taymor, USA 2002 (15,30 - 17,40 - 19,50 - 22)

MARZO

01/03/2004
CALENDAR GIRLS (Calendar Girls)
by Nigel Cole, U.K. 2003

15/03/2004
DIRTY PRETTY THINGS (Piccoli affari sporchi)
by Stephen Frears, U.K. 2002

22/03/2004
THE HOURS (The Hours)
by Stephen Daldry, USA 2002

29/03/2004
VERONICA GUERIN (Veronica Guerin)
by Joel Schumacher, USA/UK 2003





Sala Lampertico
Casa di Cultura Popolare - S.G.M.S. Tel.0444 546078
CONVERSAZIONI
I mutamenti linguistici: evoluzione o impoverimento?
Ore 17.00
La partecipazione é LIBERA

CICLO DI INCONTRI
27 OTTOBRE-10 NOVEMBRE 2003


SALA LAMPERTICO - CORSO PALLADIO, 176 - VICENZA


La partecipazione è libera


Il ciclo “Conversazioni” continua a seguire e far conoscere i cambiamenti della lingua italiana, il più diffuso dei quali tra i nostri giovani studenti è legato ai messaggi SMS: un vero e proprio codice nato dall’esigenza di risparmiare spazio nel cellulare ma che compare sempre più frequentemente nei testi scritti scolastici. “Chi” diventa “ki” , “comunque” diventa “cmq” fino a soluzioni per cui “se dici una bugia” si scrive “16 1 bugia”. Questa profonda contaminazione linguistica è un fenomeno destinato a durare? Quale atteggiamento mantenere in classe?
Il linguaggio dei giovani può disorientare, ma già nell’evoluzione della lingua sono presenti fenomeni che al loro primo apparire suscitavano scandalo presso i puristi.
La storia della lingua aiuta a cogliere il significato delle trasformazioni.

Lunedì 27 Ottobre 2003 ore 17,00
Prof. Flavia Ursini (Univ. di Padova)
“Xké scrivono così? Il linguaggio degli SMS”


Lunedì 10 Novembre 2003 ore 17,00
Prof. Laura Vanelli (Univ. di Padova)
“Chi dicesse lui,o ver lei m’abbriacciava: barbaramente sarà detto: ma ben dirai egli, o ver ella m’abbracciava. Tutta via l’uso del comune parlamento è corrotto”.(Nicolao Liburnio, 1521)


Gli incontri si terranno in Sala Lampertico
La partecipazione è libera
Per informazioni: Casa di cultura popolare Società Generale di Mutuo Soccorso. Corso Palladio 176-Vicenza
Tel. e fax 0444-546078 - e-mail [email protected]






Martedì 28 ottobre2003
Cinema Odeon
- tel. 0444 543492
Cineforum di Vicenza
IO NON HO PAURA di Gabriele Salvatores
ore 16 - 18 - 20 - 22


Mercoledì 29 ottobre 2003
Cinema Odeon
- tel. 0444 543492
Cineforum di Vicenza (Solo tesserati)
IO NON HO PAURA di Gabriele Salvatores
ore 16 - 18 - 20 - 22


Giovedì 30 ottobre 2003
Cinema Odeon
- tel. 0444 543492
Cineforum di Vicenza
IO NON HO PAURA di Gabriele Salvatores
ore 16 - 18 - 20 - 22


SCHEDA FILM
Regia: Gabriele Salvatores. Sogg.: dal romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti. Scenegg.: Niccolò Ammaniti, Francesca Marciano. Fotogr.: Italo Petriccione. Musica: Pepo Scherman, Ezio Bosso. Mont.: Massimo Fiocchi. Scenogr.: Giancarlo Basili. Interpr.: Giuseppe Cristiano (Michele), Aitana S·nchez Gijon (Anna, la madre di Michele), Dino Abbrescia (Pino, il padre di Michele), Giorgio Careccia (Felice), Mattia Di Perro (Filippo), Diego Abatantuono (Sergio). Prod.: Colorado Film/Cattleya/Alquimia Cinema/the Producers Films/Medusa Film. Distr.: Medusa. Orig.: Ital./Sp./U.K., 2003. Durata: 107 min.


IL REGISTA
Gabriele Salvatores è nato a Napoli il 30 luglio 1950. Trasferitosi giovanissimo a Milano, dopo il liceo frequenta l'Accademia del Piccolo Teatro e nel 1972, insieme ad altri, fonda il Teatro dell'Elfo col quale realizza, come autore e regista, diversi spettacoli di successo. Anche i suoi primi film s'ispirano a lavori teatrali, per poi focalizzarsi sui temi dell'amicizia, della fuga avventurosa, della ricerca di nuove frontiere. Tra i suoi film: Sogno di una notte d'estate ('83), Marrakech Express ('89), TurnÈ ('90), Mediterraneo ('91), Sud ('93), Nirvana ('97), Denti ('00), AmnËsia ('02).

LA STORIA
Sotto il cielo ardente dell’estate ci sono le colline coperte di grano dorato e dietro la collina c’è un buco nella terra e dentro il buco nella terra c’è un bambino morto/vivo. A scoprirlo è Michele, dieci anni, che vive in un minuscolo paese delle Murge. Siamo nel 1978: alla Tv c’è Emilio Fede, alla radio Mina, Gli Alunni del Sole e Ivan Graziani, in Italia i sequestri di persona. Cosa deve fare Michele con il suo segreto, come deve comportarsi con il suo coetaneo nel buco? e con Sergio, il sinistro uomo che viene dal nord e tiene una pistola nella valigia? e con le sempre più strane riunioni dei pochi abitanti del paese nel tinello di famiglia? Prima della fine dovr‡ fare i conti con i propri genitori, il mondo degli adulti, il tradimento, il sangue, la paura.

LA CRITICA
Allarmante come una favola nera, teso come un thriller, curioso come un gioco, Io non ho paura, che Gabriele Salvatores ha tratto quasi fedelmente dal romanzo di Niccolò Ammaniti (editore Einaudi), è davvero un bel film: forte, ben strutturato e girato, semplice ed estremamente raffinato, con bravi interpreti bambini e non, con un forte senso della Natura, senza patetismi nè moralismi. Nella campagna tra Puglia e Basilicata, un'estate di circa un quarto di secolo fa, correndo in bicicletta tra il grano alto, esplorando per gioco, un bambino scopre una buca-prigione sotterranea, appena occultata da un pezzo di lamiera. Dentro la buca sta un bambino della sua età: incatenato, spaventato, affamato e assetato, quasi nudo, quasi cieco, con una faccia spettrale e il pallore malato del sepolto vivo, grida isterico “Sono morto”. Tra i due coetanei si sviluppa un'amicizia solidale: il bambino libero porta all'altro pane da mangiare e acqua da bere, lo fa uscire dalla tana e gli fa respirare l'aria, con pazienza cerca di parlargli e di farlo parlare; il bambino prigioniero, sicuro d'essere stato abbandonato dai suoi e condannato a morte, arriva a ridere. Poco a poco, il bambino libero capisce da vari segni che sono i propri genitori a tenere sotto sequestro il bambino prigioniero in attesa del riscatto: e alla fine lo libera, gli salva la vita, prende il suo posto.
La bellissima storia è raccontata come meglio non si potrebbe. Nessun luogo comune, niente metafore, asciutta sobrietà, realistica serietà. I bambini non vengono eletti a simboli d'innocenza: i loro giochi (hai perso, ho vinto, paga penitenza) sono prepotenti e crudeli quanto gli affari sporchi degli adulti; nel bambino salvifico, curiosità e spirito d'avventura sono forti quanto la bontà; quando capisce cosa stiano facendo i propri genitori, il bambino non li giudica ma disobbedisce e per contraddizione rimedia alle loro colpe. Gli adulti non vengono promossi carogne: agiscono orribilmente per miseria ignoranza o follia, per obbedienza meridionale a Diego Abatantuono, desolato capobanda settentrionale. I bambini sono filmati con grande naturalezza nelle corse a perdifiato in bicicletta e nei giochi, ma l'occhio che guarda (i calzoncini, le gambette sode) è adulto. La Natura è realistica soprattutto nella buca-prigione brulicante di vermi o nella notte piena d'insidie: le grandi distese dorate del grano maturo, i grandi cieli tersi o appena sfrangiati di nuvole sono mitici come illustrazioni di libri per l'infanzia o come le immagini di Conrad L. Hall nella fotografia di Era mio padre di Mendes. La famiglia non esiste: la madre furente e il padre assente sono soltanto persone che si arrabbiano (“mamma ti ammazza”), che chiedono complicità (“non dire una parola a nessuno”), che danno fastidio e danno da mangiare. In tutta la vicenda straziante, una autentica prova di maturità, bravura, intelligenza: neppure per un attimo si indulge al sentimentalismo, non vengono mai le lacrime agli occhi.
Lietta Tornabuoni, "La Stampa", 14 marzo 2003

In gara al festival di Berlino ha ottenuto pochi riscontri, ma ovviamente resta tutta da giocare la carriera di Io non ho paura che Gabriele Salvatores ha tratto dall'omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti (con Francesca Marciano anche autore della sceneggiatura). Non mancano, in effetti, le qualità a questo thrilling sui generis, variante tutt'altro che banale del nutrito filone dedicato alle odissee infantili: l'aspetto più riuscito riguarda la freschezza e la credibilità dei protagonisti e il rapporto che i loro sentimenti stabiliscono con l'alternarsi dei moventi, delle logiche, delle utopie circostanti.
Michele (l'inedito e convincente Giuseppe Cristiano), dieci anni vissuti in una masseria al confine tra Lucania e Puglia, è un personaggio degno di Moravia, della Morante o di Quarantotti Gambini con la sua sensibilità, la sua incertezza, la sua ansia di crescita che trasformano la pigrizia estiva della campagna in territorio favolistico, in rifugio labirintico, in miraggio minaccioso; mentre gli adulti della sparuta comunità (Aitana S‡nchez-GijÚn, Dino Abbrescia, Giorgio Careccia, Antonella Stefanucci e l'alieno lombardo Diego Abatantuono) parlano un linguaggio cifrato e appaiono saltuariamente lasciando ampio spazio ai giochi e ai vagabondaggi degli amichetti che trovano negli animali - dalle formiche ai porcospini, dai maiali ai gufi - i veri e naturali interlocutori. Per questa ibrida età la paura (come succede nei racconti di Stephen King) è un mezzo di conoscenza che contribuisce a sovrapporre l'immaginario al reale e la scoperta di Michele - qualcosa o qualcuno che striscia nel fondo di una buca presso un rudere - solo all'inizio provoca classici brividi horror... A poco a poco il segreto viene svuotato, la presenza assorbita, uno strano colloquio innescato: la lussureggiante landa sudista sembra inventata apposta per suscitare la solidarietà, la curiosità, la piet‡, la gioia di scoprirsi uguali a un fantasma.
Io non ho paura accompagna l'apologo di formazione con scioltezza e nettezza di stile (l'alto delle fantasticherie e il basso del punto di vista e dell'ascendente domestico dei bambini; il vuoto degli spazi e dei cieli e il pieno degli antri, dei buchi, delle camerette, delle stalle); peccato che a un certo punto si banalizzi, giri su stesso, punti forse a significati alti, universali, polemici estranei al nucleo descrittivo e all'involucro psicologico: fino a uno scioglimento frettoloso, incongruo che toglie il filtro della crudelt‡ e inclina a una melensaggine a dir poco superflua.
Valerio Caprara, "Il Mattino", 17 marzo 2003

(…) Gabriele Salvatores si Ë deciso a fare un cinema popolare, rivolto cioè al pubblico piuttosto che ai colleghi e alla critica. Tratto dall’omonimo best seller di Niccolò Ammaniti, pubblicato da Einaudi, Io non ho paura potrebbe essere una trama di Stephen King. C’è un ragazzino di dieci anni, Michele, che tra un gioco infantile e l’altro finisce in una storiaccia coinvolgente anche suo padre. Siamo negli anni ’70, in una campagna sperduta dove il protagonista scopre in un anfratto un coetaneo rapito e tenuto prigioniero allo scopo di ricattarne i ricchi genitori milanesi. Nella calura estiva, tra le incomprensioni familiari e le mini ribellioni del personaggio “Io”, la storia si sviluppa nel film esattamente come sulla pagina. Fra i sequestratori c’è un solo mascalzone vero, un tipaccio impersonato da Diego Abatantuono, che anima uno di quei suoi caratteri pieni di colore.
L’ambientazione è scelta con occhio sicuro, il ritmo è accattivante e tutti i personaggi, in particolare l’ambigua madre, affidata alla spagnola Aitana Sanchez Gijon e il padre cialtroncello (Dino Abbrescia) non sono convenzionali. Salvatores è bravo nel dirigere i due ragazzini, l’intrepido Giuseppe Cristiano e il sequestrato Mattia di Pierro, sorprendenti per intensità e convinzione. Non è facile far recitare i ragazzini ed è ancora meno facile dar vita a un film come questo: arioso, appassionante e a tratti perfino struggente.
Tullio Kezich, "Corriere della Sera", 11 marzo 2003

Io non ho paura è uno di quei film che arricchiscono i significati del testo dal quale sono tratti - il libro omonimo di Ammaniti - grazie alla potenza e alla grandiosità delle immagini. Le colline coperte di grano evocate dalle pagine balzano sullo schermo riempiendolo del giallo dorato di fitte e alte spighe. Nella splendida location al confine fra Puglia e Basilicata si dipana la storia di Michele, un bambino di nove anni che, nel caldo afoso dell’estate del 1978, scorrazza in bicicletta con la sorella e con altri suoi coetanei fra giochi di potere e di maliziosa crudeltà. Scopre per caso un buco dentro il quale è nascosto un bambino legato, denutrito, sporco e quasi cieco. Scoprirà che si tratta di un rapimento organizzato con la complicit‡ di suo padre. Michele, vincendo ogni paura, aiuta e salva il piccolo prigioniero. Le facili metafore non sono prive di suggestioni visive: la luce abbacinante dell’estate si contrappone all’oscurità e all’orrore della cavità così come la fanciullezza si contrappone all’et‡ adulta, la sfera del conscio a quella dell’inconscio, l’“innocenza” a pulsioni indomabili e non ancora definite. In cima alle colline Michele scorge minacciose le mietitrici, un temporale sopraggiunge con la sua furia: inequivocabili annunci della fine dell’estate e di un’infanzia troppo breve.
Eliana Elia, "Segnocinema", settembre-ottobre 2003, pag. 44






Sala Lampertico
Casa di Cultura Popolare
- S.G.M.S. tel.0444 546078
FILOSOFIA AL CINEMA
Proiezione del film: ZELIG di W.Allen
Tema proposto:Individuo e moltitudine
A cura di Marcello Ghilardi
Ore 20.15
Ingresso con tessera.
Per singolo incontro Euro 4,50


Una interessante proposta sulla relazione tra filosofia e cinema è alla base di un ciclo di incontri promosso dalla Casa di Cultura Popolare - Società Generale di Mutuo Soccorso che si terrà nei mesi di ottobre novembre e dicembre.
Il cinema è stato, fin dalla sua nascita, un grande produttore di immagini e di immaginario. Miti, realtà, speranze, valori e paure hanno popolato i nostri schermi e le nostre menti, generando emozioni, passioni e anche pensiero. Infatti, il cinema può oggi essere considerato anche un grande sistema di produzione del nostro pensare collettivo, al pari di tutti i mass-media, ma forse con un’arte e una seduzione maggiori.
Perché, allora, non vedere nei film un’occasione per pensare? Perché non cercare nei film una concezione del mondo, un sistema di pensiero, una filosofia?
Partendo da queste riflessioni alcuni docenti di filosofia dei licei di Vicenza hanno curato un percorso di visione e di riflessione, per leggere insieme le tracce filosofiche impresse nelle trame e nelle storie di alcune pellicole.
Alla proiezione dei film, brevemente introdotti dal punto di vista cinematografico, fa seguito una riflessione guidata da un docente e aperta al contributo e alla riflessione di tutti. Ad ogni film è associato un particolare problema di natura filosofica: una scheda aiuterà a comprenderlo e a porre nuovi, possibili interrogativi.
Il ciclo di incontri si aprirà giovedì 30 ottobre 2003 con la proiezione del film "ZELIG" di W.Allen e la discussione sul tema “Individuo e moltitudine” curata da Marcello Ghilardi.
La volta successiva, giovedì 6 novembre, toccherà al "CITY OF ANGELS" di Brad Silberling e il tema “La metafora nella città” a cura di Nico Rossi. Giovedì 13 novembre verrà proposto “CHICAGO" R.Marshall e la discussione verterà su “Verità e menzogna” Carla Poncina. Giovedì 20 novembre verrà visionato “MINORITY REPORT” di S.Spielberg cui seguirà il confronto sul tema “Prevedere e prevenire” condotto da Diana Sartori e Paolo Vidali. Penultimo appuntamento, giovedì 27 novembre, con il film “NO MAN'S LAND” di D.Tanovic e la conversazione su “I confini del conflitto” a cura di Renata Battaglin. Infine, mercoledì 3 dicembre, il ciclo si concluderà "Z - LA FORMICA" di E.Darnel e T.Johnson e la discussione su “L'io che è in noi - Il noi che è io” condotta da Diana Sartori e Chiara Simonato.
Tutti gli incontri si terranno in Sala Lampertico, Corso Palladio 176 a Vicenza alle ore 20.15. Per informazione e per le adesioni ci si può rivolgere alla segreteria della Casa di Cultura Popolare in Corso Palladio 176 a Vicenza, con telefono 0444/546078.


FILM FACTORY 2
E’ la prima del nostro film!

“Basta dire: ... adesso parto!”
Viaggio di un regista da Marostica a Roma e ritorno



Nel mese d’aprile di quest’anno, partiva, presso la Casa di Cultura Popolare, S.G.M.S., un corso denominato Film Factory2 con l’ambizioso obiettivo di realizzare un documentario sul regista marosticense Toni De Gregorio.
Finalmente, con un po’ di ritardo, quasi fisiologico in un’avventura produttiva come la nostra, possiamo annunciare che mercoledì 5 novembre alle ore 21.00 presso la saletta Lampertico, proietteremo il frutto delle nostre fatiche.
Il video, intitolato “Basta dire: ... adesso parto!” Viaggio di un regista di nome Toni da Marostica a Roma e ritorno, non si presenta certo, nella sua veste definitiva, in modo impeccabile e senza sbavature; forse però proprio per questo, potrà sembrare, ad uno spettatore benevolo, immediato e sincero.
Tutto è partito dalla forza ed urgenza comunicativa del suo protagonista. Il nostro lavoro, infatti, consisteva nel contenere e nel dare ordine al racconto di quest’uomo che con entusiasmo, semplicità e umiltà ci confidava le emozioni, le paure e le speranze di una vita dedicata al cinema. La presenza della telecamera poi, contribuiva ad aumentare l’intensità emotiva dentro e fuori quella magica area chiamata set cinematografico.
Un lavoro in cui frammenti di memoria sono legati più dal filo dell’emozione che della cronologia.
I motivi che spingono un ragazzo di provincia a lasciare, senza il consenso di nessuno, la sua terra e i suoi cari, per affrontare un viaggio pieno d’incognite e difficoltà; le testimonianze degli amici che ricordano, dalla piazza e dai luoghi di Marostica, il loro compagno di gioventù, così diverso da loro, con un misto di perplessità, invidia, stima e affetto. I primi passi in una città, Roma, vista prima solo attraverso il cinema, e ora trasformata in set per le riprese di La dolce vita; gli espedienti, le conoscenze, le faticose occasioni cercate con caparbietà da chi aveva le idee ben chiare circa il proprio destino professionale. I primi frutti di tante fatiche con le produzioni di Utopia e di E Cominciò il viaggio nella vertigine; i commenti inediti e scanzonati del regista su alcune sequenze tratte dai suoi film; il racconto intenso della figlia che sa affiancare, con un pizzico di poesia, il Toni regista al Toni papà. E ancora, le vicende del nostro protagonista che s’intrecciano con la storia con la “s” maiuscola: l’incontro con i grandi del cinema italiano, da Blasetti, Zavattini, Pasolini, a Olmi e Maselli; gli anni della contestazione, i riflessi del post-stalinismo nel nostro paese, le censure e le diffidenze in un’epoca ancora intrisa di ideologie. E infine, le domande, gli sguardi e le emozioni a fior di pelle degli iscritti al corso: veri destinatari di un messaggio di fiducia nel futuro, di rispetto per i nostri sogni e di amore per il cinema.
Un documentario insomma non convenzionale e, assolutamente, non celebrativo…Ma per evitare di celebrarlo troppo proprio in queste righe, concludiamo rinnovandovi l’invito alla prima del 5 novembre. Sarà un’occasione informale e festosa in cui il prodotto di un corso, potrà essere visto, commentato e criticato da tutti coloro che, alle grandi ma asettiche produzioni cinematografiche viste nelle sale, preferiscono, ogni tanto, anche quelle caserecce. E questo perché in esse, si possono percepire le difficoltà, la stanchezza, l’improvvisazione, l’inesperienza e l’entusiasmo, propri di un cinema più a misura d’uomo.

Per ulteriori informazioni, potete rivolgervi alla segreteria della SGMS – Casa di Cultura Popolare al numero 0444546078.






Venerdì 31 ottobre 2003
Cinema Odeon
- tel. 0444 543492
Filmstudio27 - 1_ciclo
AL PRIMO SOFFIO DI VENTO di Franco Piavoli
ore 16 - 17,30 - 19 - 20,30 - 22,10
SOLO VENERDI
Programmazione soggetta a variazione