
Sabato 29, alle 21.00, la chiesa dei Filippini, in Corso Palladio, ospita il concerto intitolato "Il solista del Conservatorio", promosso dall'Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza in collaborazione con il Conservatorio "A. Pedrollo". Si tratta di un progetto in corso già da alcuni anni che intende offrire un'importante vetrina a giovani interpreti appena diplomati o degli ultimi anni di studio, chiamati a interpretare un concerto solistico nell'ambito di un più ampio programma sinfonico.
La giovane pianista Francesca Cucciarrè si esibirà dunque a fianco dell'ensemble cittadino, diretto da Giancarlo De Lorenzo, nel Concerto n. 1 in do maggiore op. 15 per pianoforte e orchestra di Ludwig van Beethoven.
Di Beethoven sono anche le altre due composizioni che completano il programma della serata: l'Ouverture Coriolano op. 62 e la Settima Sinfonia in la magg. op. 92. La serata (a ingresso libero) è organizzata con il concorso del Comune di Vicenza, della Circoscrizione n. 1, della Regione Veneto e della Fondazione Cassa di Risparmio di VR-VI-BL e AN. L'Ouverture Coriolano, posta in apertura di serata, venne composta per l'omonima tragedia di Heinrich Joseph von Collin fra il gennaio e il marzo 1807. La scelta della tonalità di do minore e i due temi contrastanti della forma sonata concorrono a definire la sintesi del pensiero beethoveniano, così come nell'Eroica e nella Quinta Sinfonia. L'apertura della composizione vede tre unisoni degli archi che crescono fino a sfociare in accordi di tutta l'orchestra; quindi vengono esposti i due temi dove, come di consueto, nel primo più spiccata è la componente ritmica, mentre nel secondo maggior peso ha l'aspetto melodico.
Poco più di dieci anni prima (fra il 1795 e il 1798), Beethoven scriveva il concerto n. 1 in do magg. per pianoforte e orchestra op. 15. Più che alle raffinate soluzioni mozartiane, il pianismo qui è vicino ai modelli di Clementi e Hummel, con la tipologia sommaria di scale, arpeggi e altre formule di studio. Nell'Allegro con brio questa scrittura pianistica si sposa a una tematica orchestrale assai squadrata che ricorda le marce e la musica militare di stampo francese, sottolineata dall'apporto di trombe e timpani. Anche nel largo centrale la romanza mozartiana riceve un'ambientazione più esplicita, mentre il Rondò finale è caratterizzato da una notevole impronta ritmica e da un certo umorismo dei numerosi episodi secondari. Contemporaneamente all'Ottava e alle musiche di scena per Le rovine di Atene, Beethoven compone la Settima sinfonia, definita da Wagner "apoteosi della danza". Siamo tra il 1811 e il 1812 e l'estro del compositore tocca qui livelli altissimi, anche se, così come sovente accade nei suoi lavori, l'energia e la vitalità sono controbilanciate da un chiaro controllo formale. In un certo senso, con la Settima l'autore tedesco chiude una pagina importante nella storia del sinfonismo, portando a definitiva maturazione il patrimonio linguistico e comunicativo già di Haydn e Mozart. L'esplorazione dei materiali è qui talmente ampia da non lasciare spazio a ulteriori invenzioni. Ne sono un esempio il collegamento tra il Poco sostenuto introduttivo e il Vivace, l'essenzialità ritmica dell'Allegretto o la gioiosa esuberanza dello Scherzo e del finale.