Siete invitati alla mostra "Segni che incidono", presenteranno: dott.ssa Ermanna Lazzarin, prof.ssa Maria Lucia Ferraguti, la mostra rimarrà aperta fino a sabato 21 maggio 2005.
Ancora una volta l'essenza dell'homo sapiens è rivelata dallo straordinario gioco che avviene tra la mano e il cervello. A volte non sai se c'è maggiore sapienza nelle dita o nell'organo che dovrebbe guidarle. I polpastrelli, con i loro mille occhi (dite a un non vedente che non vi sono occhi su di un polpastrello e non vi crederà), riescono a modellare, disegnare, incidere creando dall'informe la forma voluta, ancor prima che questa compaia con chiarezza nella mente. Solo dopo il cervello valuterà, misurerà, confronterà, ma intanto l'opera, per buona parte è già compiuta.
Non meraviglia che i primi uomini ritenessero l'atto creativo un'azione divina, di cui l'uomo rappresentava solo l'anello terminale, il mero facitore. Solo più tardi l'opera artistica fu accompagnata dall'orgoglio dell'esecutore... "Exegi monumentum aere perennius" e dal riconoscimento degli altri.
Ai nostri artisti non interessa certo passare alla storia per "aver eretto un monumento più duraturo del bronzo", come dice la frase, appena citata, di un poeta latino; a loro è sufficiente l'orgoglio e la soddisfazione gioiosa di produrre, avendo appreso i segreti dell'incisione, qualcosa di bello e godibile, che esprima il loro modo di vedere il mondo. Essi creano con le mani, con gesti precisi e lenti che conservano intatta l'antica sacralità, filtrando sulla tela le loro emozioni.
Questo avviene da noi, Centro Diurno, sede di moderni e temerari carbonari, che operano all'oscuro di tutti quelli, e sono tanti, che si aggirano nel giardino delle delizie tecnologiche, toccandole, usandole e, a loro volta, venendone usati, con l'illusoria sensazione di appartenere a una razza umana superiore, quando, invece, il Moloch della tecnologia disanimandoli, li rende servi ogni giorni di più.
Umani, tornate alle opere!
Ancora una volta l'essenza dell'homo sapiens è rivelata dallo straordinario gioco che avviene tra la mano e il cervello. A volte non sai se c'è maggiore sapienza nelle dita o nell'organo che dovrebbe guidarle. I polpastrelli, con i loro mille occhi (dite a un non vedente che non vi sono occhi su di un polpastrello e non vi crederà), riescono a modellare, disegnare, incidere creando dall'informe la forma voluta, ancor prima che questa compaia con chiarezza nella mente. Solo dopo il cervello valuterà, misurerà, confronterà, ma intanto l'opera, per buona parte è già compiuta.
Non meraviglia che i primi uomini ritenessero l'atto creativo un'azione divina, di cui l'uomo rappresentava solo l'anello terminale, il mero facitore. Solo più tardi l'opera artistica fu accompagnata dall'orgoglio dell'esecutore... "Exegi monumentum aere perennius" e dal riconoscimento degli altri.
Ai nostri artisti non interessa certo passare alla storia per "aver eretto un monumento più duraturo del bronzo", come dice la frase, appena citata, di un poeta latino; a loro è sufficiente l'orgoglio e la soddisfazione gioiosa di produrre, avendo appreso i segreti dell'incisione, qualcosa di bello e godibile, che esprima il loro modo di vedere il mondo. Essi creano con le mani, con gesti precisi e lenti che conservano intatta l'antica sacralità, filtrando sulla tela le loro emozioni.
Questo avviene da noi, Centro Diurno, sede di moderni e temerari carbonari, che operano all'oscuro di tutti quelli, e sono tanti, che si aggirano nel giardino delle delizie tecnologiche, toccandole, usandole e, a loro volta, venendone usati, con l'illusoria sensazione di appartenere a una razza umana superiore, quando, invece, il Moloch della tecnologia disanimandoli, li rende servi ogni giorni di più.
Umani, tornate alle opere!
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