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Orapronobi

01 dicembre 2005

Giovedì 1 dicembre, ore 20.30, al Centro Congressi Villa Tacchi a Villalta di Gazzo (PD), al confine con Lanzè a 10 chilometri da Vicenza, Tommasino Giaretta presenta il suo terzo libro “Orapronobi”. Serata da non perdere...

Giovedì 1 dicembre, ore 20.30, al Centro Congressi Villa Tacchi a Villalta di Gazzo (PD), al confine con Lanzè a 10 chilometri da Vicenza, presento il mio terzo libro “Orapronobi”.

Se vuoi essere della serata interverranno Tonino Assirelli, Assessore Provinciale alla Cultura e all’Identità Veneta; Antonio De Poli, Assessore Regionale alle Politiche Sociali; Antonio Di Lorenzo autore della prefazione; Adriano Marcolini, attore e regista di teatro come voce recitante accompagnato al pianoforte dal maestro Gastone Boschin.

Serata da non perdere, in compagnia della tua metà o di quanti altri vorrai invitare.

Il mio terzo libro l’ho concepito e lo considero modestamente un “romanzo popolare” (saranno poi i critici come te a darmi torto o ragione) per non sembrare ripetitivo e non stancare i lettori con la riproposizione di una serie di racconti slegati l’uno dall’altro come era avvenuto in occasione dei primi due libri che, devo dire, mi sono ancora richiesti non solo dalle librerie.

In sostanza ho messo insieme una variegata galleria di personaggi e li faccio muovere, vivere e morire all’interno di un paese immaginario (l’ho battezzato il paese delle Tre Marie) dove predominano la figura del prete don Spaventa, dell’oste Bepi Caneva, comunista dichiarato, del gradasso possidente Nane Russa il quale nutre una forte tendenza al gentil sesso. Sono loro tre i veri protagonisti.

A corollario una serie di personaggi minori ma altrettanto presenti come Toni Batocio il campanaro; Jijio Costenaro il contastorie; la maestra Canpanela zitella che arriva da Vicenza; la perpetua Togna che non risparmia consigli e invettive alla Mariuccia, figlia di Bepi Caneva che veste per prima la minigonna; le cinque matriarche del paese che hanno sempre da dire la loro su ogni cosa che accade movimentando la scena e la piazza con le loro debolezze, ma anche con le loro virtù.

Il tutto attraverso una serie di eventi messi in ordine cronologico che passano per la Liberazione, il referendum fra monarchia e repubblica, il lancio dello Sputnik con la cagnetta Laika a bordo, il passaggio del Giro d’Italia con la rivalità fra Coppi e Bartali (ma vince lo svizzero Koblet), una miracolosa guarigione di una bambina, la comparsa della prima antenna Tv, l’attivazione dell’ora legale che comportava il suono delle campane due volte a mezzogiorno, l’avvento della minigonna con Mary Quant, la lotta alla pellagra, l’alluvione del 1966 e altri momenti significativi che hanno segnato la vita di quel tempo.

Sono 27 racconti alcuni più lunghi, altri più brevi, in cui compaiono precisi riferimenti storici in ordine cronologico. Non sono autobiografici ovviamente come in “Storia memoria” e, almeno io ne sono convinto, tengono un po’ con il fiato sospeso il lettore per andare a scoprire il significato del nome del paese, cosa che avverrà soltanto nell’ultimo capitolo.

Rifacendomi al mio stile i vari capitoli-racconti hanno per lo più una cadenza ironica e umoristica con Toni Batocio sempre pronto a suonare le campane ad ogni minima occasione salvo farsi trovare ubriaco e non poter dare l’allarme con il suono delle campane a martello la sera del 4 novembre 1966 data della rovinosa alluvione del Tesina a Quinto e Bolzano Vicentino.

La formula è sempre la stessa: tutta la parte discorsiva in italiano con i personaggi che si esprimono in dialetto, ma in modo molto conciso come era il costume del tempo quando si badava alla sostanza delle cose.