Sabato 28 agosto 2004 - ore 19.30 Presentazione del volumetto:
Verso Nanto: breve viaggio sentimentale lungo la Riviera Berica, Panda edizioni 2003
Sede: Ca Cornera, 45014 PORTO VIRO (Ro) - Telefono: 0426 325457
LIBRI Una raccolta di prose e poesie di Gian Antonio Cibotto dedicate alla Riviera Berica
In viaggio con sentimento di Sergio Garbato
Dobbiamo alla gentilezza paziente di Angelo Savaris anche l'ultimo volumetto di una incantevole collana che le edizioni Panda hanno battezzato "L'oro dei suoni" e affidato alle cure preziose di Giorgio Segato: pagine doppie in carta sopraffina, copertina di un azzurro pieno che ritroviamo anche all'interno, riproduzione di una bella acquaforte di Albino Palma, copie numerate a mano. E questo volumetto, datato al dicembre scorso, raccoglie brevi poesie e distillate prose che lo scrittore rodigino Gian Antonio Cibotto ha riservato a certi suoi pellegrinaggi, vecchi e nuovi, in un lembo del Veneto amatissimo, con dedica a Giancarlo Marinelli, amico e compagno di strada più giovane d'anni e di temperamento, come si diceva una volta. Ad apertura di libro c'è anche una perfetta presentazione di Giorgio Segato mentre la chiusura è affidata ad una composta notizia autobio-bibliografica. Nel titolo, "Verso Nanto. Breve viaggio sentimentale lungo la Riviera Berica", c'è già quel procedere per allusioni e avvicinamenti e digressioni, così tipico di Cibotto. Nanto è un bel paese del vicentino famoso per la sua pietra tenera e per una "valletta dei poeti" dove si assegna un premio che quest'anno è andato proprio a Cibotto.
Ma, prima di tutto, abbiamo assaporato la ripresa della formula del "viaggio sentimentale", frequentata in altri tempi da poeti come Diego Valeri e scrittori come Italo Svevo. E proprio all'ultimo Svevo (quello, appunto, dell'incompiuto "Corto viaggio sentimentale") sembrano talora apparentarsi queste pagine che si abbandonano volentieri alle vertigini della memoria, aggiustando il ritmo del racconto, passando dalla lentezza sorniona delle partenze alle diversioni del paesaggio, dai ghirigori del ricordo e alle intermittenze del cuore, in una sorta di gioco con la scrittura, che poi di colpo si arresta e accelera, come un'extrasistole, davanti ai colori svelati del mistero. Narrazione avvolgente e soffocata dolcezza autobiografica, pausa rievocativa e intelligenza acuta dell'osservazione, sofferenza dello sguardo e del sentimento davanti al paesaggio sempre più devastato del mondo contemporaneo, capacità di rovesciare il cannocchiale per ritrovare nella distanza una tagliente luce morale ma anche una sorta di soffusa e morbida consolazione.
Tutto questo si alterna e si mescola nella pagina, accompagnando il lettore lungo un dilazionato viaggio che dai cieli sconfinati del delta del Po arriva fino quella straordinaria villa palladiana che, alle porte di Vicenza, guarda la campagna perduta da quattro lati. Ecco la lapide napoleonica a Stanghella e villa Miari che occhieggia a Sem Benelli a Sant'Elena, il ricordo del brigante Gnurfa fra quel pugno di case che è Deserto e l'arco di Falconetto e lo chalet di Byron e Shelley a Este, e poi la strada quasi ai piedi dei colli che scivola da un lato verso la pianura e i canali, Noventa e finalmente la Riviera Berica, verso Nanto, appunto, sempre con la tentazione di svoltare a sinistra e inerpicarsi a passo d'uomo sulla dorsale e arrivare a Brendola e ritrovare da ultimo il nastro di livido asfalto che in prossimità di Vicenza si apre al traffico scomposto di ogni giorno. E lungo questa strada, oltre agli sfregi del cattivo gusto e della odierna stupidità, ci sono volti e amici, storie lontane, ville patrizie e osterie, che culminano in poesie che finiscono per essere delle pause di gentilezza e riconoscenza, degli slarghi della memoria, che ritrovano il colore e l'odore dell'aria. Verso Nanto, insomma, che è specialmente una pietra gialla che teme l'ingiuria del tempo e l'incuria degli uomini. Una pietra che, in un recesso di Padova e sotto un arco a Este, ancora serba l'eco della voce di quell'Angelo Beolco, che Cibotto ama dal profondo dell'anima e scrive, come nei giorni della sua prima familiarità con i dialoghi, "Ruzzante", con due zeta.
Verso Nanto: breve viaggio sentimentale lungo la Riviera Berica, Panda edizioni 2003
Sede: Ca Cornera, 45014 PORTO VIRO (Ro) - Telefono: 0426 325457
LIBRI Una raccolta di prose e poesie di Gian Antonio Cibotto dedicate alla Riviera Berica
In viaggio con sentimento di Sergio Garbato
Dobbiamo alla gentilezza paziente di Angelo Savaris anche l'ultimo volumetto di una incantevole collana che le edizioni Panda hanno battezzato "L'oro dei suoni" e affidato alle cure preziose di Giorgio Segato: pagine doppie in carta sopraffina, copertina di un azzurro pieno che ritroviamo anche all'interno, riproduzione di una bella acquaforte di Albino Palma, copie numerate a mano. E questo volumetto, datato al dicembre scorso, raccoglie brevi poesie e distillate prose che lo scrittore rodigino Gian Antonio Cibotto ha riservato a certi suoi pellegrinaggi, vecchi e nuovi, in un lembo del Veneto amatissimo, con dedica a Giancarlo Marinelli, amico e compagno di strada più giovane d'anni e di temperamento, come si diceva una volta. Ad apertura di libro c'è anche una perfetta presentazione di Giorgio Segato mentre la chiusura è affidata ad una composta notizia autobio-bibliografica. Nel titolo, "Verso Nanto. Breve viaggio sentimentale lungo la Riviera Berica", c'è già quel procedere per allusioni e avvicinamenti e digressioni, così tipico di Cibotto. Nanto è un bel paese del vicentino famoso per la sua pietra tenera e per una "valletta dei poeti" dove si assegna un premio che quest'anno è andato proprio a Cibotto.
Ma, prima di tutto, abbiamo assaporato la ripresa della formula del "viaggio sentimentale", frequentata in altri tempi da poeti come Diego Valeri e scrittori come Italo Svevo. E proprio all'ultimo Svevo (quello, appunto, dell'incompiuto "Corto viaggio sentimentale") sembrano talora apparentarsi queste pagine che si abbandonano volentieri alle vertigini della memoria, aggiustando il ritmo del racconto, passando dalla lentezza sorniona delle partenze alle diversioni del paesaggio, dai ghirigori del ricordo e alle intermittenze del cuore, in una sorta di gioco con la scrittura, che poi di colpo si arresta e accelera, come un'extrasistole, davanti ai colori svelati del mistero. Narrazione avvolgente e soffocata dolcezza autobiografica, pausa rievocativa e intelligenza acuta dell'osservazione, sofferenza dello sguardo e del sentimento davanti al paesaggio sempre più devastato del mondo contemporaneo, capacità di rovesciare il cannocchiale per ritrovare nella distanza una tagliente luce morale ma anche una sorta di soffusa e morbida consolazione.
Tutto questo si alterna e si mescola nella pagina, accompagnando il lettore lungo un dilazionato viaggio che dai cieli sconfinati del delta del Po arriva fino quella straordinaria villa palladiana che, alle porte di Vicenza, guarda la campagna perduta da quattro lati. Ecco la lapide napoleonica a Stanghella e villa Miari che occhieggia a Sem Benelli a Sant'Elena, il ricordo del brigante Gnurfa fra quel pugno di case che è Deserto e l'arco di Falconetto e lo chalet di Byron e Shelley a Este, e poi la strada quasi ai piedi dei colli che scivola da un lato verso la pianura e i canali, Noventa e finalmente la Riviera Berica, verso Nanto, appunto, sempre con la tentazione di svoltare a sinistra e inerpicarsi a passo d'uomo sulla dorsale e arrivare a Brendola e ritrovare da ultimo il nastro di livido asfalto che in prossimità di Vicenza si apre al traffico scomposto di ogni giorno. E lungo questa strada, oltre agli sfregi del cattivo gusto e della odierna stupidità, ci sono volti e amici, storie lontane, ville patrizie e osterie, che culminano in poesie che finiscono per essere delle pause di gentilezza e riconoscenza, degli slarghi della memoria, che ritrovano il colore e l'odore dell'aria. Verso Nanto, insomma, che è specialmente una pietra gialla che teme l'ingiuria del tempo e l'incuria degli uomini. Una pietra che, in un recesso di Padova e sotto un arco a Este, ancora serba l'eco della voce di quell'Angelo Beolco, che Cibotto ama dal profondo dell'anima e scrive, come nei giorni della sua prima familiarità con i dialoghi, "Ruzzante", con due zeta.
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