Dal 13 novembre 2026 al 2 maggio 2027 la Basilica Palladiana di Vicenza ospita Italia Germania. Pittura e scultura tra Ottocento e Novecento. Da Canova a Kiefer, curata da Gabriella Belli e Valerio Terraroli. La mostra, prima tappa del progetto Ispirazione Europa, riunisce quasi 150 opere e racconta più di due secoli di rapporti, influenze e scambi tra due culture artistiche. Ma, più che una semplice esposizione di opere italiane e tedesche, il percorso permette di seguire una storia fatta di viaggi, incontri e idee che hanno attraversato i confini.
Il punto di partenza è un viaggio: quello di Goethe in Italia, alla fine del Settecento. Per molti artisti e intellettuali tedeschi l'Italia diventa infatti un luogo di formazione, da conoscere attraverso i monumenti antichi, la pittura e la luce del paesaggio. Roma assume un ruolo centrale e accoglie generazioni di artisti provenienti dal Nord Europa. In questo contesto Antonio Canova diventa un riferimento fondamentale per la scultura europea, mentre il danese Bertel Thorvaldsen lavora a Roma per gran parte della sua carriera. Il rapporto è ancora fortemente sbilanciato: l'Italia rappresenta un modello, mentre gli artisti tedeschi guardano alla penisola come a un luogo privilegiato di studio e confronto.
Verso la fine dell'Ottocento, però, il rapporto cambia. Arnold Böcklin, a lungo legato all'Italia, sviluppa una pittura in cui paesaggio, mito e simbolismo si incontrano. Anche altri artisti tedeschi, come Franz von Stuck e Max Klinger, contribuiscono a diffondere un nuovo modo di guardare alla figura e alla realtà. Sono esperienze che entrano in relazione con la cultura figurativa italiana e preparano il terreno alle trasformazioni del nuovo secolo. Con Giorgio de Chirico il rapporto diventa ancora più evidente: le sue piazze metafisiche e le atmosfere sospese si inseriscono in un clima europeo nel quale il simbolismo e la cultura mitteleuropea hanno ormai un peso importante.
Con il Novecento il confronto accelera. A Berlino, nel 1912 e nel 1913, la galleria Der Sturm ospita due esposizioni nelle quali partecipano i futuristi italiani. Boccioni, Carrà e Severini entrano così in contatto con le ricerche dell'avanguardia tedesca, dagli artisti della Brücke a quelli del Blaue Reiter, tra cui Franz Marc e August Macke. Futurismo ed Espressionismo seguono strade diverse: il primo guarda alla velocità, alla macchina e alla trasformazione della società moderna; il secondo punta maggiormente sulla deformazione, sul colore e sulla dimensione emotiva. Il confronto, però, mostra quanto le nuove idee artistiche si muovessero rapidamente da un Paese all'altro.
Negli anni Venti il dialogo assume forme ancora diverse. In Italia si afferma il Realismo Magico, con figure come Felice Casorati, Antonio Donghi e Cagnaccio di San Pietro. In Germania, Otto Dix, George Grosz e Christian Schad rappresentano invece alcuni dei protagonisti della Neue Sachlichkeit, la Nuova Oggettività. Le due esperienze non sono sovrapponibili, ma condividono un interesse per una rappresentazione precisa e apparentemente controllata, dietro la quale emergono le inquietudini del periodo successivo alla Prima guerra mondiale.
Il percorso di Casorati mostra bene quanto questi scambi fossero più ampi dei semplici confronti tra correnti. Come evidenzia l'approfondimento di AcquistoArte dedicato a Felice Casorati, nella fase iniziale della sua ricerca sono particolarmente evidenti i riferimenti al Simbolismo e alla Secessione viennese, segno della sua attenzione verso le esperienze figurative dell'area mitteleuropea. È un aspetto che permette di leggere la sua pittura anche all'interno di una rete di influenze europee, prima del successivo sviluppo del suo linguaggio più personale.
Un altro capitolo importante riguarda l'astrazione. Le esperienze del Bauhaus e le ricerche di artisti come Vasilij Kandinskij, Josef Albers e Willi Baumeister contribuiscono a ridefinire il rapporto tra arte, architettura, design e società. In Italia queste idee trovano terreno fertile soprattutto a Milano, attorno alla Galleria Il Milione, dove si sviluppano le ricerche di artisti come Alberto Magnelli, Fausto Melotti e Lucio Fontana. Il confronto tra le due scene non riguarda più soltanto la pittura, ma coinvolge il modo stesso di concepire lo spazio e il ruolo dell'arte.
Dopo la frattura della Seconda guerra mondiale, gli scambi riprendono in un'Europa profondamente cambiata. Joseph Beuys costruisce un rapporto particolarmente intenso con l'Italia, mentre le ricerche di Emilio Vedova si inseriscono nel più ampio dibattito internazionale sulle nuove forme dell'arte. Negli anni successivi il dialogo continua tra esperienze diverse, fino ad arrivare alla Transavanguardia italiana e agli artisti tedeschi della generazione degli anni Ottanta, come Anselm Kiefer, Georg Baselitz e Gerhard Richter.
È proprio Kiefer a chiudere idealmente un percorso che parte da Goethe e arriva alla contemporaneità. Nel corso di oltre due secoli il rapporto tra Italia e Germania cambia profondamente: da un modello italiano osservato dagli artisti tedeschi si passa progressivamente a uno scambio reciproco, nel quale idee, linguaggi e influenze attraversano continuamente il confine. La mostra della Basilica Palladiana permette così di seguire non soltanto l'evoluzione di due tradizioni artistiche, ma anche una parte della storia culturale europea.
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