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Focus On: Il vino in Veneto: risultati passati e prospettive future

Il vino in Veneto

Il Veneto ha tutte le ragioni per esultare dopo un anno come quello appena trascorso che ha fatto registrare numeri da primato per il settore vitivinicolo. Non è esagerato parlare di un 2018 da record, confermato dalla crescita di ben 48 punti percentuali della produzione nel confronto con il 2017. Ecco, quindi, la soglia di 16 milioni di quintali raccolti che è stata raggiunta e superata. Il Veneto, in virtù di questi dati, si trova in cima alla graduatoria italiana per la capacità di esportazione e per l'imbottigliamento, oltre che in termini di produzione di uve. Occorre, comunque, continuare a guardare avanti senza arrestarsi e, soprattutto, senza accontentarsi, anche per far fronte alle insidie che provengono da una situazione climatica che nel corso degli ultimi mesi è stata più negativa di come ci si attendeva. Il meteo preoccupa, dunque, ma gli interrogativi più pesanti s ono quelli collegati alla sostenibilità della viticoltura.

La situazione del vino in Veneto

Entrando nel dettaglio dei numeri relativi alla situazione del comparto vitivinicolo in Veneto, si scopre che sono 94mila gli ettari di terreno coltivati a vigneto, e di questi il 40% si sviluppa in quota. Più di 3 milioni di quintali sono destinati alle produzioni a indicazione geografica tipica, che sono in tutto 10, mentre per le produzioni a denominazione di origine vengono utilizzati poco meno di 11 milioni di quintali, che corrispondono ai due terzi della produzione complessiva. Nello specifico, le produzione DOCG sono 14, mentre le DOC sono addirittura 29. Tutte queste cifre mettono in evidenza come il Veneto sia ricco di tesori e metta a disposizione una grande varietà di vini dagli standard di qualità elevati e dalle eccellenti potenzialità.

I punti di forza del Veneto

Lo scenario positivo è rafforzato dal notevole legame che connette i vini veneti con il territorio in cui vengono prodotti: un legame che non è solo geografico, ma anche e soprattutto culturale. Ecco perché dalle istituzioni proviene il suggerimento a non sedersi sugli allori, ma - anzi - a investire ancora di più, puntando sulle esportazioni e sulla promozione, oltre che sulla qualità. C'è solo una strada che la viticoltura del Veneto deve seguire per riuscire a rimanere ad alto livello: è quella che implica il rispetto del quantitativi indicati dai disciplinari di qualità e la loro rigorosa applicazione.

Il biologico

Un discorso a parte è quello relativo ai vini bio: in Veneto, solo il 5% del totale della superficie vitata, pari più o meno a 4.500 ettari, è investita a biologico. Luci e ombre in tal senso: da un lato si fa notare come il valore sia in costante crescita, ma dall'altro lato non si può non prendere atto del fatto che la media italiana è nettamente più elevata, superando il 15%. Il Veneto, comunque, è in linea con i numeri delle altre regioni settentrionali più importanti. La promozione del sistema Qualità Verificata è una delle proposte messe in atto dalla Regione Veneto, che per l'adozione di sistemi di coltura contraddistinti da una maggiore sostenibilità e per l'uso di prodotti fitosanitari ha voluto finanziare gli investimenti finalizzati allo sviluppo di sistemi di meccanizzazione ecologici.

Il ruolo della Regione

Non solo: è evidente l'impegno della Regione orientato alla predisposizione dei disciplinari relativi alla certificazione ministeriale integrata. La biodiversità, la sostenibilità e la viticoltura non possono procedere su strade separate ma hanno bisogno di iter condivisi: anche per questa ragione il mondo dei produttori ha avviato una collaborazione con la Regione per la stesura di un programma regionale per un settore vinicolo sostenibile, finalizzato alla definizione di protocolli di intesa e di obiettivi da raggiungere in una prospettiva di compatibilità ambientale. 


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