L'architettura a Vicenza fra Classicismo e Barocco
LA CHIESA DI S. VINCENZO
Sul lato settentrionale della scenografica Piazza dei Signori, di fronte alla Basilica Palladiana, si affaccia la chiesa di S. Vincenzo, che interrompe con il proprio prospetto l'uniforme tessitura del Palazzo del Monte di Pietà.
Costruita fra il 1614 e il 1617 ad opera di due architetti forse luganesi, Paolo e Pietro Borini, la struttura presenta due logge a tre archi, di ordine corinzio e composito, sormontate da un coronamento scultoreo di estremo interesse.
Le statue del fastigio, che rappresentano i Santi Vincenzo, Carpoforo, Leonzio, Felice e Fortunato (1614-17), come pure la "Pietà" a bassorilievo (1617), sono da considerare tra le migliori opere dello scultore Giambattista Albanese (Vicenza, 1573-1630), capace di riproporre in esse l'intensità pittorica e luministica della scultura di Alessandro Vittoria. Nell'interno della chiesa sono degni di nota l'altar maggiore, rococò, di Bernardo Tabacco
e l'altare della Pietà con un gruppo scultoreo di Orazio Marinali (1689).
Dalla piazza dei Signori, percorrendo la Contrà del Monte, si arriva in Corso Palladio: a sinistra si impone immediatamente la mole grandiosa del Palazzo Trissino Baston, sede del Municipio vicentino, progettato dall'architetto Vincenzo Scamozzi (Vicenza, 1552-1616).
Commissionato nel 1592 dal Conte Galeazzo Trissino, venne completato nel 1662, sotto la direzione di Antonio Pizzocaro.
Nella struttura del prospetto si esemplifica uno degli
aspetti peculiari dell'architettura vicentina, nella quale, pur avvertendosi la traccia dell'eredità palladiana nella ripresa degli elementi classici delle colonne, delle lesene
e delle modanature, emerge nelle soluzioni pianimetriche (in particolare nella congiunzione dei due assi di penetrazione del corso Palladio e dell'attuale contrà Cavour, nel chiaroscurale cortile centrale) la volontà da parte dell'architetto di adeguare le soluzioni formali alle necessità funzionali dell'edificio.
Lasciato il corso si percorre contrà Porti, la più bella via di Vicenza sulla quale si affacciano alcuni palazzi del Palladio e altri di stile gotico veneziano. Alla fine contrà Apolloni ci conduce al...
PALAZZO LEONI MONTANARI
È forse l'unico edificio nobiliare veramente "barocco" di Vicenza , non tanto nella struttura esterna, quanto invece nella ardite soluzioni adottate nella decorazione
pittorica e scultorea degli interni e nella fantasiosa ed esuberante scenografia della cosiddetta Loggia di Ercole, situata nel lato di fondo del cortile, e caratterizzata da
archi a profilo mistilineo, sui quali ricorrono al pianterreno figure di draghi e teste barbute, presenti pure nell'atrio dell'ingresso dalla contrà di S. Corona.
I Leoni Montanari, arricchitisi con la lavorazione della lana e della seta, si fecero costruire tra la fine del '600 e l'inizio del '700 una dimora prestigiosa. Mentre è
ancora incerto il nome dell'architetto, sappiamo da un inventario settecentesco che fu chiamato ad intervenire in alcuni ambienti del Palazzo (Sala dei Quattro Continenti,
Anticamera dei Quattro Elementi, Galleria della Verità, Camera d'angolo, Loggia di Ercole), il francese Ludovico Dorigny (Parigi, 1654 - Verona, 1742) pittore che godeva di grande prestigio in quegli anni, molto amato nella committenza nobiliare veneziana e veronese. L'itinerario attraverso la Vicenza seicentesca si conclude con la visita alla chiesa dell'Araceli, costruita nel 1675 dal capomastro Carlo Borella su disegno di Guarino Guarini (Modena, 1624-Milano, 1683) che soggiornò a Vicenza per ben due volte. Situata nel borgo di Santa Lucia, al ridosso del Parco Querini, essa è una delle più interessanti architetture vicentine dell'età barocca.
La facciata è tipologicamente simile a quelle della Basilica di Monte Berico, anche se, su un impianto di tipo ancora classicheggiante, il Borella sovrappone una esuberanza decorativa barocca ulteriormente ravvivata dalla presenza di un folto gruppo di statue del Marinali, tra cui spiccano per la pregevole fattura quelle sul frontone del portale.
Il prospetto movimentato dalla successione delle colonne e delle lesene maschera parzialmente il blocco cubico della chiesa, su cui si erge la cupola nascosta da un tamburo
circolare sovrastato da una balaustrata.
Più che all'esterno, l'originalità del progetto del Guarini, che fu l'architetto della Cappella della Sacra Sindone e della chiesa di San Lorenzo a Torino, si coglie all'interno, nella pianimetria del complesso. Su di una pianta rettangolare è inscritta una doppia ellisse: fra il perimetro esterno e quello interno, formato dagli archi che sostengono il tamburo, si crea un anello che genera quattro ambulacri, nei quali sono situati i tre altari tardobarocchi, di cui solo quello maggiore, opera di Tommaso Bezzi (1696), esibisce l'originaria pal di Pietro Liberi. Le statue degli angeli sono di Orazio Marinali. Gli
altri due (datati quello di destra al 1732, quello di sinistra al 1728) contenevano rispettivamente la tela di Gianbattista Tiepolo (l'immacolata) e di Gianbattista Piazzetta (l'Estasi di S. Francesco), entrambe conservate ora al Museo Civico della città.
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