La civiltà di villa
Il territorio che circonda Vicenza presenta, all'interno di un paesaggio quanto mai vario e dolce, insediamenti abitativi di grande interesse, non solo dal punto di vista
architettonico ma anche storico, sociale ed economico.
Il Veneto infatti è la regione italiana che più si caratterizza per la presenza di numerose, splendide dimore patrizie, espressione di una classe dominante illuminata nella oculata amministrazione diretta delle vaste proprietà agricole, aperta alla cultura umanistica, sensibile alle bellezze dell'arte. Il governo della Serenissima Repubblica di Venezia aveva assicurato all'entroterra veneto un lungo periodo di pace, soprattutto dopo la conclusione della pericolosa guerra della Lega di Cambrai, contro il suo dominio. Quando la caduta di Costantinopoli nel 1543 e i viaggi portoghesi nell'Estremo Oriente avevano progressivamente limitato il commercio delle spezie, il patriziato mercantile veneto aveva investito i propri capitali nell'acquisto di fondi e nelle conseguenti opere di trasformazione del terreno e delle rendite agricole.
Con il rinnovamento economico nasce una vera e propria civiltà di villa, dove l'edificio signorile, pars dominicale, circondata dai rustici (con stalle, fienili, abitazioni dei contadini, mulini e granai) diventa il centro propulsore dell'attività dei "massari" e luogo di villeggiatura, di ospitalità talvolta regale in "foresterie" di grande prestigio, di raffinati incontri culturali.
Anche Vicenza e la sua provincia, dopo la dedizione a Venezia nel 1404, acquistarono questa particolare dimensione, ingemmandosi dalla fine del '400 di splendide, monumentali dimore, opera di grandi architetti, portatori di un linguaggio prima gotico-lagunare, poi classico-rinascimentale con il Sanmicheli, il Palladio, lo Scamozzi per giungere nella prima metà del '700 ai rinnovati stilismi formali di Francesco Muttoni o di Giorgio Massari.
I valori estetici delle ville venete e vicentine si espressero così con connotazioni particolari, perchè posti in rapporto dialettico con un paesaggio ameno e fecondo, da cui non si può prescindere, articolati da un colorismo architettonico di tipo chiaroscurale, frutto di un sapiente, armonioso impiego di bianche superfici riflettenti la chiara luce solare e di ampie finestre e leggiadri "porteghi", dove le ombre si addensano in dinamico contrasto.
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