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La grotta di S. Bernardino

Obiettivo did. gen.: Studiare i risultati delle campagne di scavo fatte nell'800 e nel'900 nelle grotte dei Colli Berici.

Obiettivo did. part.: Ricostruire le condizioni di vita dell'uomo che viveva nelle grotte fin dal Paleolitico Superiore.

Lungo il versante orientale dei Colli Berici, nelle strapiombanti pareti rocciose costituite dalla barriera corallina oligocenica e nei banchi di calcare dell'Eocene, si aprono numerose grotte nelle quali sono state trovate frequenti testimonianze dell'uomo della preistoria. In territorio di Mossano, sopra la località Palù a mt 135 di quota, si trova la Grotta di "San Bernardino". Il nome di questa grotta deriva, secondo la tradizione, dall'aver dato l'ospitalità a San Bernardino da Siena: nel XV sec. la grotta era infatti un eremo religioso.
All'inizio del XVI sec. questa cavità, come altre dei Colli Berici, venne fortificata e trasformata in rifugio per dare riparo alle popolazioni locali quando l'entroterra della Serenissima era sottoposto alle scorrerie delle milizie imperiali. All'ingresso della grotta fu costruito un muro di difesa, con una porta d'accesso, due piccole finestre e due feritoie.
Nel 1510 all'epoca della Lega di Cambrai i mercenari al servizio dell'imperatore soffocarono con il fumo gli abitanti dei paesi vicini che avevano trovato rifugio all'interno della grotta. Nella parete destra, pochi metri oltre il muro, è scolpita una Madonna con bambino che testimonia l'uso di questa cavità anche come chiesa. Il Maccà riferisce che, nel secolo scorso, la domenica successiva alla festa di San Bernardino, gli abitanti della parrocchia di Mossano si recavano in processione a commemorare i compaesani defunti.

Il deposito di riempimento della grotta venne asportato in fasi successive. Dapprima la grotta fu trasformata in eremo e in rifugio; infine al termine del secolo scorso, la parte interna fu completamente svuotata dei sedimenti (ricchi di fosfati) i quali, attraverso una teleferica, vennero portati nei campi sottostanti ed utilizzati come concimi.
Al termine dei lavori, Ramiro Fabiani geologo originario di Barbarano Vicentino, recuperò numerose ossa di mammiferi (Alce, Megacero, e Orso delle caverne) che popolavano la zona nel Pleistocene superiore (120.000-10.000 anni dal presente), oltre ad alcune ossa umane appartenenti a Homo sapiens sapiens.

Questo svuotamento demolì completamente i depositi preistorici, ad eccezione di quelli conservati sotto il muro posto all'imboccatura. Le ricerche sistematiche iniziarono con regolari campagne di scavo nel 1959, in seguito ad una segnalazione fatta nell'anno precedente quando alla base del muro, verso l'esterno, vennero trovati alcuni manufatti di selce.
Gli scavi condotti tra il 1959 e il 1964 misero in luce più livelli di occupazione con strumenti litici databili al Paleolitico medio e resti di fauna.

Nel 1986, dopo un periodo di abbandono delle ricerche, gli scavi ripresero con l'obiettivo di dare una migliore interpretazione della stratigrafia e della cronologia del sito. Si è lavorato in particolare sotto il muro che chiude l'accesso alla grotta; le ricerche volgono ora alla fine.
La grotta di S. Bernardino ha messo in luce materiali che testimoniano più fasi di occupazione della cavità da parte dell'uomo: si tratta di strumenti litici (ottenuti dalla selce proveniente dalla Scaglia rossa dei vicini Colli Euganei), di focolari contenenti frustoli carboniosi e di resti di pasti costituiti da frammenti di ossa di animali.
Questi reperti sono distribuiti in più livelli, lungo uno spessore di circa mt 3,50. La tecnica di scheggiatura usata per la produzione degli strumenti (punte di vario tipo e raschiatoi) e la loro forma collocano questi prodotti in varie età. Negli strati più profondi, assieme a punte e a raschiatoi sono presenti forme arcaiche, che hanno fatto pensare anche ad età molto antiche (Paleolitico inferiore). I primi risultati delle datazioni radiometriche fatte con il metodo dell'Uranio/Torio suggeriscono, per gli strati più profondi (L-I), età che si aggirano tra 250.000 e 150.000 anni. Autori dei manufatti furono dunque i Preneandertaliani, una popolazione di Homo erectus diffusa in Europa nella parte recente del Pleistocene medio.

Nella parte alta del deposito le industrie sono invece riferibili al Pleistocene superiore; si tratta di manufatti musteriani riferibili all'Uomo di Neandertal, e di pochi pezzi del Paleolitico superiore, opera dell'Uomo di tipo moderno. I primi si collocherebbero attorno a 50.000 anni dal presente, gli altri in età certamente posteriore a 30.000 e anteriore a 10.000 anni.
Sul posto è visibile una sezione completa del deposito, nella quale si possono osservarci vari apporti sedimentari (detrito calcareo dovuto all'effetto termociastico, apporti eolici, ecc.) in modo da avere una visione della successione dei sedimenti, la cui natura è strettamente legata alle condizioni ambientali della zona.

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