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Per non dimenticare

Nella nostra provincia è molto diffusa la passione per la montagna come testimoniano le varie associazioni esistenti che, in ogni stagione, organizzano escursioni e gite lungo le strade e i sentieri che portano sulle Piccole Dolomiti, sul Pasubio, sulle cime dell'altopiano di Asiago o sul Grappa.
Quasi sempre camminando tra i boschi o sulle tormentate pietraie si trovano resti, schegge e altre testimonianze delle battaglie che hanno sconvolto queste montagne dal 1915 al 1918. Sembra che questi avvenimenti appartengano ad un mitico tempo lontano, perduto nella nebbia della storia e si fatica a credere che furono proprio i nostri padri, i nonni e gli abitanti di queste contrade a sopportare questi lunghi anni di guerra.

Guardando le bellissime vette che toccano il cielo, nessuno riesce ad immaginare che tra quelle rocce migliaia di uomini sono un giomo piombati nell'inferno, straziati dal terrificante scoppio dei proiettili e dall'immenso fragore delle artiglierie di tutti i calibri: 1000, 2000 bocche da fuoco, cannoni, bombarde, obici e mortai, cavalieri dell'Apocalisse che seminano distruzione e morte, mentre sale al cielo il grido disperato di ondate di uomini che si lanciano all'assalto, sapendo di dover morire per un dosso, una trincea o la cima irraggiungibile di un monte.

Questa indescrivibile, titanica guerra di centinaia di migliaia di nemici che non si conoscevano, è continuata tre interminabili anni ed ora, nel silenzio delle montagne, i soldati, tornati fratelli, riposano vicini nei solenni, freddi sacrari militari, su cui vegliano la chiesetta di Sette Croci del Pasubio e la Madonnina del Grappa.
Noi abbiamo un grande debito di gratitudine verso migliaia di soldati che hanno dato la vita, crocifissi su quelle rocce. Per questo ci è sembrato giusto ricordarci un attimo di loro proponendo ai giovani studenti due semplici itinerari sui nostri monti.

NOTIZIE STORICHE
LA GRANDE GUERRA NEL VICENTINO


Dal Maggio 1915 al Novembre 1918 sulle montagne vicentine, infuriarono le più sanguinose battaglie della I Guerra Mondiale. All'inizio delle ostilità, i nostri soldati si lanciarono alla conquista dei forti austriaci Verle e Pizzo di Vezzena, ai confini dell'altopiano di Asiago che non poterono raggiungere, malgrado il sacrificio di interi reparti. Un anno dopo, nel maggio del 1916 l'esercito austriaco scatena la "Strafexpedition". Dopo una violentissima preparazione di artiglieria, che neutralizza i forti italiani di Verena e Campolongo, l'armata austro-ungarica, dilaga lungo la Val d'Astico e la Val d'Assa occupando i forti Ratti, Corbin e il sovrastante monte Cengio, fino a raggiungere Arsiero e le pendici del monte Novegno. Ma la resistenza dei soldati italiani e la mancanza di rincalzi esauriscono l'offensiva degli austriaci, costretti a ritirarsi su posizioni difensive a nord dell'altopiano di Asiago.

L'inverno sulle montagne è durissimo ma intenso di preparativi. Nel giugno del '17 trecentomila soldati italiani si lanciano all'offensiva sulla linea del fronte che va dal Monte Zevio alla cima dell'Ortigara (mt 2105). Tutti gli assalti sono respinti e costano la vita a 28.000 uomini.
L'autunno è ancora più nefasto, perchè dopo tante battaglie sull'Isonzo e sul Carso, il fronte orientale crolla a Caporetto e l'esercito austriaco può penetrare nella pianura veneta. L'altopiano di Asiago, il Monte Grappa, il Montello e il Piave diventano i capisaldi della nuova linea difensiva.
Abbandonate le rovine di Canove, Camporovere e Asiago i nostri soldati si attestano nuovamente sul Ghelpach, lungo la linea che dal monte Cengio passa per i monti Lèmerle, Kaberlaba, Eckar, Sisemol e le Melette, che dominano Gallio e la Val Frenzela.

Su questa linea continuano gli assalti per la conquista di nuove posizioni, con grande sacrificio di vite umane. Durante l'inverno rigidissimo (mt 10 di neve sull'Ortigara), si scavano nella roccia nuove trincee, gallerie e altri apprestamenti difensivi.
Sul Monte Pasubio i minatori del genio aprono una nuova strada con 52 gallerie che permette l'afflusso continuo di uomini e materiali. Sotto la cima del M. Grappa, lavorando freneticamente i genieri scavano la galleria "Vittorio Emanuele III", di 5 Km. Nel giugno del 1918 le armate austro-ungariche, partendo da posizioni favorevoli, lanciano l'ennesimo attacco per conquistare le dorsali che portano sulla cima del Monte Grappa, ma sono ovunque respinte con gravi perdite di uomini e materiali. Ma nell'ottobre del '18 l'iniziativa passa in mano italiana e dal Grappa al Montello divampa la violentissima "Battaglia del Solstizio" che, dopo aspri scontri, vede i soldati italiani superare le acque in piena del fiume Piave e riconquistare la pianura veneta, mentre i superstiti di tante battaglie scendono lungo i dorsali del Grappa per marciare verso Trento.

Quasi scomparsa ormai la generazione dei Ragazzi del '99, che furono tra i protagonisti di questa epica lotta, restano, gelosamente conservate, le testimonianze del loro sacrificio nei Sacrari del Pasubio, di monte C¡mone, di Asiago e del Grappa.
Lungo le linee del fronte di guerra si possono ancora vedere documenti e opere, testimonianze delle loro imprese: trincee, camminamenti, mulattiere, strade di arrocamento, gallerie, piazzole per cannoni, postazioni per mitragliatrici, vecchi cimiteri, cippi, monumenti, vette frantumate dallo scoppio di potenti mine.
Negli anni difficili del dopoguerra, schiere di "recuperanti" hanno poi aggiunto altre rovine smantellando quasi tutte le fortificazioni per ricavame rottami di ferro.
Oggi si cerca di conservare almeno ciò che resta di questi reperti di archeologia militare che rispecchiano un'epoca e ricordano, nel bene e nel male, gli accorgimenti, le lotte e le tecniche usate per la sopravvivenza di un'intera generazione.