La villa settecentesca e G.B. Tiepolo
Obiettivi gen.: Riflessioni sulla cultura settecentesca della "villa" come luogo d'incontro tra uomo e natura; la grande decorazione del Tiepolo, nelle sue implicazioni storiche, tecnico-artistico e di gusto.
Obiettivi did.: Approfondimento di tematiche legate a diverse discipline: "la civiltà di villa" tra gusto rococò e razionalismo illuminista; raffronto tra la villa veneta del '700 e quella del '500; analisi degli aspetti
architettonici della tipologia "villa ".
A sud di Vicenza, in felice posizione alle propaggini dei Berici non lontana dalla rotonda di A. Palladio, sorge Villa Valmarana, detta "ai Nani" per la serie di bizzarre statue di nani collocate sul muro di cinta verso strada.
Il complesso consta di tre distinti corpi di fabbrica-palazzina, foresteria e scuderie e sarebbe da attribuire ad architetti di epoche diverse (XVI secolo per la palazzina, XVIII secolo per gli annessi, forse del Muttoni).
Ricchissima e di eccezionale rilevanza è la decorazione ad affresco degli interni della palazzina e della foresteria, realizzata per i conti Valmarana da Gianbattista e dal
figlio Giandomenico Tiepolo nel 1757.
Il ciclo vede dispiegarsi scene tratte dai grandi poemi classici, l'iliade e l'Eneide, contrapposte ad altre tratte da poemi "moderni", l'Oriando Furioso e la Gerusalemme
Liberata.
Il cromatismo chiaro, luminoso e cangiante e la linea tremula e nervosa producono un singolare effetto di smaterializzazione delle forme.
L'eccezionale interesse degli affreschi della foresteria, capolavoro di Giandomenico Tiepolo, consiste soprattutto nella scelta dei temi, strettamente legati all'esperienza
viva e concreta della vita in villa di signori e contadini, al gusto tutto settecentesco per il bizzarro e l'esotico (le ambientazioni cinesi).
VILLA VALMARANA MOROSINI
Di Altavilia Vicentina fu realizzata nel 1724 da Francesco Muttoni, architetto di origine lombarda, operante in Vicenza nella prima metà del '700 (portici di Monte Berico, Villa Zileri Dal Verme), che spesso reinterpreta Palladio in chiave scenografica: oltre alle dimensioni grandiose della villa, spiccano il fasto della facciata e la netta distinzione tra corpo centrale, ali ed emicicli.
Singolare per la pianta trapezoidale e la tripartizione in navate è l'edificio staccato delle scuderie.
VILLA CORDELLINA LOMBARDI
Di Montecchio Maggiore, progettata da Giorgio Massari per l'avvocato veneziano Carlo Cordellina e terminata nel 1743, riprende ancora una volta i modi palladiani in una più
evidente chiave di semplicità preilluminista.
Non si tratta più come era chiamato a fare Palladio, di tradurre architettonicamente la magnificenza del patriziato veneziano che investe capitali nella terraferma e la sua
vocazione per la conduzione del fondo agricolo, ma occorre dare dignitosa veste architettonica ad un luogo di riposo e di piacere - la villa - a contatto con una natura riveduta e corretta secondo il gusto dominante (il bel giardino all'italiana della Cordellina richiama con grazia rococò l'atmosfera arcadica della vita in campagna); scuderia
e foresteria sono annessi separati, non più braccia che si dipartono da un corpo centrale, come nelle ville del Palladio.
All'interno, tra musica, spettacoli teatrali, conversazioni alla moda, argento e porcellane, i frequentatori rivivevano l'eroicità del passato davanti al grande ciclo decorativo ad affresco G.B. Tiepolo nel salone centrale del piano nobile: con "il trionfo della Virtù e della Nobiltà sull'Errore" nel soffitto, "La continenza di Scipione" e "La continenza di Alessandro" sulle pareti laterali, si esalta il committente inneggiando illuministicamente
alla supremazia di intelligenza e magnanimità su ignoranza e istinti barbarici.
Dopo una sosta al...
Castello di Bellaguardia o Castello di Giulietta (come la vicina Villa o Castello di Romeo, interessante fortificazione scaligera trecentesca), l'itinerario si conclude a Montorso Vicentino per visitare l'importante Villa Da Porto Barbaran, oggetto di un recente
restauro, legata per via ereditaria a quel Luigi da Porto autore all'inizio del XVI secolo, della novella "Giulietta e Romeo". Gli importanti resti e i lavori in corso offrono spunti di riflessione sul degrado recente di questa, ma anche sull'intelligente lavoro di ricerca, svolto in occasione del restauro, sulle trasformazioni avvenute nel corso dei secoli.
Ad un primo nucleo quattrocentesco costituito dalla torre colombara, si aggiunge nel XVI secolo e l'inizio del XVII secolo con la costruzione di un corpo centrale e una loggia
simmetrica rispetto a quella esistente, fino a giungere al decisivo intervento tra il 1712 e il 1724 dell'architetto francese Cherette, che configura il manufatto nell'assetto attuale con la sopraelevazione del corpo centrale e del pronao, per concludere con i crolli ottocenteschi e il conseguente degrado.
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