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Le ville della verde pianura

VILLA CALDOGNO A CALDOGNO

La villa si presenta come uno degli esempi più maturi del linguaggio espressivo di Andrea Palladio nell'architettura di villa.
L'edificio, ritenuto autografo, fu forse iniziato nel 1565 e concluso cinque anni dopo, committente il patrizio Angelo Caldogno.
Esso si presenta come un severo volume a pianta rettangolare ad un solo piano con servizi nel seminterrato ed un mezzanino, articolato intorno ad un avancorpo centrale, scandito da tre archi centinati, definiti da rustiche bugne e balaustre. A questi si accede per una gradinata dalla struttura originale, che porta sulla loggia corrispondente all'ampio salone, a cui si affiancano quattro stanze angolari più due centrali più piccole.
La linea di gronda dell'edificio appare definita da una modanatura aggettante, ben ritmata da una successione di dentelli, motivo che ritroviamo nei timpani posti simmetricamente a concludere i due prospetti, con finestre a losanga per dar luce al sottotetto.

La sobria armonia dell'insieme, la simmetria e la proporzione tra superfici e aperture, mostrano tutta la sapienza costruttiva di A. Palladio, frutto di un grande respiro culturale e di una costante capacità di rinnovamento del suo linguaggio architettonico.
La riposante orizzontalità dei prospetti risulta determinata dal leggero aggetto delle cornici delle finestre architravate e di quelle che seguono le linee di mezzopiano. La facciata posteriore è diversa per le aperture corrispondenti agli archi della loggia.

La decorazione pittorica ad affresco dell'interno offre nei gentiluomini e nelle opulenti dame in scenografie archittetoniche che si aprono su ameni paesaggi, una testimonianza squisitamente veneta della vita in villa, intessuta di gioiosa vitalità, di raffinate eleganze, di lieti conversari mostrando la mano felice di pittori come G. A. Fasolo e G. B. Zelotti.

VILLA DA PORTO CASAROTTO AI PILASTRONI - DUEVILLE

Il paese, circondato da una campagna ridente, conserva cospicue testimonianze delle vaste proprietà degli antichi signori, in numerose ville di epoca diversa, pagine architettoniche originali. Possiamo citare Villa Monza, voluta da Gasparo Monza nel 1480, bel esempio di edificio gotico di campagna e un'altra villa Monza, ora Municipio, nel centro del paese, privata di parco e di giardino attribuita a Francesco Muttoni e assegnabile ai primi del '700.
A Vivaro, tra piante secolari e verdissimi prati, circondata dalle acque di una roggia, c'è Villa Da Porto-Conte, cinquecentesca e di cultura palladiana nel nucleo centrale manomessa nel primo '900 con l'aggiunta di ali non pertinenti e nella pianta interna.
Due grandi pilastri all'inizio del lungo rettifilo che dalla strada statale conduce alla Villa Da Porto Casarotto segnano l'inizio dell'antica proprietà. Abbiamo l'illusione che il tempo si sia fermato in questo vasto spazio di prati, concluso dalla corona delle Prealpi.

In fondo appare la villa, tra le più importanti opere dell'architetto Ottone Calderari, che la realizzò nel 1770, secondo i canoni del neoclassicismo, che ritrovava nel palladianesimo del '500 la propria matrice.
L'edificio si innalza perentorio con le bianche superfici che creano un contrasto chiaroscurale con il loggiato centrale, formato da un pronao ionico esastilo preceduto da ampia, solenne scalinata e concluso da frontone timpanato.

Dall'elemento centrale si svilluppano le due ali arretrate, rivestite dalle linee leggere di un bugnato gentile. Lo sviluppo verticale dell'alzato è suddiviso in tre piani da cornici marcapiano: l'alto zoccolo al pian terreno, il piano nobile dalle finestre con timpano triangolare e semicircolare, il piano attico.

Il progetto risente del nitido funzionalismo di questo architetto nella disposizione della pianta interna con stanze parallele ai lati del salone centrale, collegate al pronao da un vestibolo. Alla sinistra della villa si stendono le barchesse e gli edifici rustici, mentre a destra, isolata, sorge la cappella gentilizia, una delle costruzioni a carattere religioso più equilibrate e compiute dal Caiderari, che la costruì tra il 1774 e il 1776.

Il prospetto classicheggiante è ritmato da quattro semicolonne con capiteli corinzi, unite da corposi festoni, mentre le superfici intermedie sono animate dagli effetti chiaroscurali delle statue di santi, posti in quattro nicchie sovrapposte, il tutto concluso dal frontone, definito da una ricca cornice a dentelli.

L'armonioso edificio religioso nella sua idea di architettura, rimane una testimonianza prestigiosa del fasto e della potenza che i Da Porto avevano profuso nella loro ricca dimora di campagna.

VILLA SESSO A SANDRIGO

Posta sulla strada per Lupia, la villa, non completamente realizzata, fu voluta dai conti Sesso, di antica nobiltà imperiale.
L'edificio è composto da un'ala di quattro sale, con un porticato antistante di cinque intercolumni dorici, collegati da muretti, con affiancata una costruzione minore del Settecento.
Nelle sale fastose rimangono solo pochi resti della suntuosa decorazione ad affresco, dai temi storici ed allegorici, che vide impegnati pittori della scuola veneta, come G.A. Fasolo ed altri educati al manierismo emiliano oltre che all'opera di G. Romano.
Tra la sala con il caminetto e quelli adiacente, detta degli imperatori per la raffigurazione dei Cesari sulla sovrapporta, appare l'interessante elogiativo ritratto di Giulio Sesso.
La data di costruzione ci è offerta dalla iscrizione latina murata all'ingresso del porticato: "SILVIUS SESSUS LAURENTII FILIUS-MDLXX"
Il senso dello spazio, l'ingresso rivestito di cotto bugnato, il severo colonnato dorico rapresentano le componenti lessicali di un gusto architettonico, se non direttamente palladiano, certamente ispirato ai suoi ideali costruttivi.

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