La selezione del castagno da frutto dalla specie selvatica si deve ai Romani, che di pari passo alle loro conquiste provvidero anche a diffonderlo sulle montagne di tutta la
penisola. Secolare pilastro dell'economia montana - per la quale rappresentava al contempo un'affidabile fonte alimentare e di legname d'opera - questo maestoso albero ha
conosciuto il declino solo con il recente esodo contadino verso le città. Privato delle necessarie cure, il castagno, che è pianta esigente, cede presto al ritorno del bosco
spontaneo. Nei luoghi dove invece i montanari hanno continuato a controllare il sottobosco, a rinnovare le piante e a dar loro vigore con la potatura, il castagneto puro sussiste ancora in tutta la sua suggestione di antica cattedrale arborea. Nel Vicentino si conservano belle selve coltivate in Val Chiampo, nel territorio di Durlo e Nogarole
Vicentino, e nel Bassanese, sulla montagna di Valrovina. Le varietà presenti derivano da un ceppo comune a tutto il Veneto, a frutto di media grandezza, di pasta dolcissima al
palato. Se ne fa motivo di gran festa dopo la raccolta, la terza domenica di ottobre, a Durlo, piccola frazione di Crespadoro che si è resa protagonista del rilancio di questo
frutto della tradizione. Oltre alle irrinunciabili caldarroste, bagnate da un buon vino rosso, la sagra offre ampia dimostrazione dell'ecletticità della castagna presentando dolci e piatti di antica o nuova concezione che la coinvolgono nei modi più disparati.
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