Vicenza: itinerario palladiano
Obiettivo did. gen.: Panorama storico del XVI secolo, tendenze politico economiche involutive e fermenti religiosi.
Obiettivi did. part.: Vicenza sotto la Repubblica Veneta; la "renovatio urbis" dei circoli culturali vicentini, la produzione architettonica del Palladio; tipologie, rapporto con il contesto urbano, classicismo e manierismo.
CENNI STORICI
In Piazza Mateotti, l'antica "isola" fra Bacchiglione e Retrone, spicca per la sua apertura scenografica, a testimoniare dell'interesse di Palladio per l'integrazione urbanistica edificio-ambiente, il Palazzo Chiericati (1550), costruito per Valerio Chiericati, condottiero della Serenissima.
Da segnalare lo schema tripartito ad ali con doppio loggiato, e l'elegante arioso prevalere dei vuoti sui piani, che avvicinano il palazzo alla tipologia della villa. Il portico al pianterreno costituisce un vero e proprio passaggio coperto, "unicum" nella produzione
palladiana.
La scelta del tema storico nella decorazione interna, con episodi tratti dalla storia romana, chiara allusione alle virtù militari del committente, era frequente nel
cinquecento, con funzione nobilitante e celebrativa.
Segno tangibile del profondo interesse archeologico-antiquario per l'architettura romana e del conseguente sogno di restaurazione delle forme e degli ideali ad esse sottesi, è il Teatro Olimpico, inaugurato con l'"Edipo tiranno" nel 1585: singolare piccolo edificio
teatrale sul modello vitruviano realizzato per l'Accademia Olimpica, di cui Palladio era membro. Come il teatro romano, l'Olimpico è Composto da una cavea ellittica sormontata da un colonnato corinzio ornato di statue, e da un proscenio con scena fissa, la cui grandiosa "frons" si apre prospetticamente su cinque strade di una Vicenza ideale, liberamente realizzata da Vincenzo Scamozzi dopo la morte del Palladio, ispirandosi a ritmi della classicità greca.
Dopo aver percorso un breve tratto di Corso Palladio si raggiunge Piazza dei Signori, su cui spiccano le emergenze della Basilica e della Loggia del Capitanio.
La Basilica, oltre che cuore e simbolo della città, è considerata, forse a torto, l'opera più rappresentativa di Palladio, chiamato tra il 1546 e il 1549, dopo un dibattuto consulto di importanti architetti (Sammicheli, Sansovino, Serlio, Giulio Romano), a risolvere problemi statici ed estetici relativi al rivestimento esterno del quattrocentesco Palazzo della Ragione, in sostituzione di uno precedentemente crollato.
Palladio abilmente dissimula nell'effetto ottico d'insieme le irregolarità della precedente pianimetria, sfruttando soprattutto la cosiddetta "serliana", che consentiva notevoli possibilità di contrazione e dilatazione degli spazi: l'effetto gioca sul forte contrasto pittorico di luci e ombre, pieni e vuoti. Con la pietra bianca della Basilica contrasta il caldo colore del cotto usato per l'ordine gigante dell'incompiuta Loggia del Capitanio (1571-1572), destinata ad ospitare il Capitano della Repubblica Veneta. Colpiscono i ripetuti segnali di manierismo anticlassico dell'ultimo Palladio: l'ordine gigante, i mensoloni reggibalcone, l'architrave spezzato dalle finestre, il caldo pittoricismo del
mattone, l'esuberanza degli stucchi; scarto violento della facciata su Contrà del Monte, strutturata come un arco di trionfo con statue e stucchi celebrativi della battaglia di
Lepanto.
Dato un rapido sguardo all'ordine gigante del grandioso frammento di Palazzo Porto Breganze (1570-80) in Piazza Castello, conviene portarsi in Corso Fogazzaro, uno dei "cardines" della città romana su cui prospetta un'altra facciata del Palladio "manierista", quella di Palazzo Valmarana (1565), movimentata dal chiaroscuro grafico delle paraste giganti (memori di Michelangelo) e dalla contrastante soluzione di raccordo, alle estremità, con
le facciate neutre dei palazzi vicini.
Percorsa la scenografica Contrà Riale, su cui si affacciano palazzi nobiliari di diverse epoche, all'incrocio di Contrà Porti l'imponente mole di Palazzo Porto Barbaran,
eretto nel 1570 su una precedente irregolare costruzione ma parzialmente rimaneggiato nella facciata a doppio ordine e nei corpi retrostanti. Di fronte prospetta la severa facciata di Palazzo Thiene, edificio del quattrocento su cui interviene un Palladio particolarmente
sensibile agli esiti del classicismo romano e alle novità del manierismo mantovano di Giulio Romano. Originale la facciata palladiana (1542) su Contrà S. Gaetano, con la parte inferiore a bugnato rustico e quella superiore su cui si aprono finestre lunettate timpanate con cornici a dentelli.
Anche il cortile riprende il motivo mantovano del bugnato rustico, coniugandolo con un monumentale loggiato superiore di più classica ascendenza romana.
La passeggiata per la Vicenza palladiana prosegue con il Palazzo Iseppo da Porto (ora Porto Festa 1542) la cui pianta ambisce riprendere quella della "domus" romana, con atrio e peristilio. Il prospetto ispirato a Bramante e Raffaello è a due piani sormontati da un attico: le finestre balconate sono inquadrate da eleganti semicolonne ioniche.
Degna conclusione dell'itinerario è la visita alla Villa Capra Valmarana detta "la Rotonda", la più famosa del Palladio (1566-67) completata dallo Scamozzi, che consente di integrare la conoscenza dell'architettura palladiana presentando alcune problematiche relative alla tipologia della villa.
La pianta centrale, imperniata su una cupola, incarna la concezione rinascimentale della perfezione e simboleggia il nazionalistico dominio dell'uomo sul mondo; i quattro pronai classici mettono in comunicazione l'edificio con il paesaggio circostante e conferiscono prestigio al committente; la posizione leggermente elevata, la vicinanza alla città, la mancanza di annessi rustici (le famose barchesse), propria di una villa "belvedere" priva di funzioni agricole; l'esaltazione della circolarità nel luminoso salone centrale decorato da stucchi e affreschi (Rubini, Maganza ed altri): tutto questo ha contribuito a fare della Rotonda il modello palladiano più noto ed imitato del mondo.
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