È liberamente ispirato al romanzo "Il Soccombente" di Thomas Bernhard il lavoro di scena il corrente sabato 16 gennaio, alle 21, allo Spazio Bixio di Vicenza: "Fragile Show", presentato dalla compagnia Biancofango di Roma, rientra nel ricco cartellone di "Teatro Elemento - Gli Alogeni", rassegna di spettacolo alternativo realizzata, per il quarto anno consecutivo, con la direzione artistica e organizzativa di Theama Teatro, in collaborazione con il Comune di Vicenza, con il patrocinio della Provincia e con il sostegno di Caoduro SpA. Lo spettacolo si inserisce tra le iniziative organizzate dal Comune di Vicenza nell'ambito dell'evento "Vie di Fuga", in corso di svolgimento in questi giorni. "Fragile Show", inoltre, è tra gli appuntamenti in cartellone realizzati d'intesa con Teatronet, circuito che si occupa della distribuzione di produzioni di giovani compagnie professionistiche di teatro d'innovazione. Quale è, appunto, Biancofango, che a Vicenza – con Andrea Trapani e Francesca Macrì autori e registi dell'allestimento, di cui Trapani è anche interprete - torna dopo l'esperienza del novembre 2008, quando al Bixio presentò lo spettacolo "La spallata", ispirato a uno dei "Ricordi dal sottosuolo" di Fedor Dostoevskij. Con quel testo e con il precedente "In punta di piedi", "Fragile Show" viene dunque a completare quella che la compagnia romana ha elaborato come vera e propria trilogia, accomunando questi tre testi sotto il titolo unico "Nei dintorni dell'inettitudine". Ed è infatti l'inettitudine, anche in questo lavoro, la grande protagonista della riflessione, che prende spunto dall'opera di Bernhard per distaccarsene fin da subito nell'ambientazione, che da Vienna trasporta lo spettatore a Firenze, là dove un pianista, Mastino (che significativamente ha lo stesso nome dei protagonisti degli altri due capitoli del trittico), normalmente allergico alle relazioni sociali, decide inaspettatamente, a seguito di una scioccante esperienza personale, di organizzare una festa nella propria casa. Ma ecco che la in-attitudine a vivere lo porta a osservare in disparte il fluire degli avvenimenti, come se della propria vita egli non fosse altro che uno spettatore. All'origine di questa incapacità sta l'avvenuto confronto – nel quale è risultato soccombente - tra il suo talento "normale" e l'assoluto, inarrivabile genio di Glenn Gould, che il destino ha voluto suo compagno di corso al conservatorio. Se quel casuale incontro non fosse avvenuto, probabilmente Mastino non sarebbe arrivato ad essere un artista di primo livello, ma avrebbe potuto vivere serenamente la propria attività artistica. La consapevolezza della propria inferiorità è stata invece la causa del suo mettersi fuori gioco, di un'autoesclusione simbolicamente rappresentata dalla panchina dalla quale l'uomo guarda la propria festa senza prendervi realmente parte. Ma accade un evento inatteso: qualcuno lo "tira dentro", lo chiama in campo. "Mastino tentenna – spiegano Macrì e Trapani - vorrebbe fuggire, di più, vorrebbe sparire; invece no: complice l’ingresso in scena di una donna, Angela, decide di parlare, di urlare, di fare finalmente la propria invettiva".
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