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Focus On: Da risparmiatore ad investitore, la nuova parabola degli italiani

Le caratteristiche peculiari del conto deposito

Focus On: Da risparmiatore ad investitore, la nuov

Uscita dalla crisi vicina, nuove speranze legate al Governo appena insediatosi e ad una ripresa che sembra alle porte. 

Le incertezze economiche non mancano in Italia, ma i cittadini confermano la loro propensione al risparmio. Da gennaio ad aprile del 2018 si è registrato un aumento di circa 600 euro di saldo medio detenuto nei conti correnti in confronto al quadrimestre precedente. Numeri confortanti, resi ancor più incoraggianti dal paragone con il 2016, quando gli euro in meno erano 1500.

Non è un caso che i correntisti siano mediamente più giovani rispetto al passato. 38 correntisti su 100 hanno infatti un’età compresa tra i 26 e i 40, a dimostrazione che in questa fascia d’età i lavoratori trovano maggiore stabilità e cominciano a pensare alle necessità della famiglia e a costruire un futuro dignitoso. Scende invece il numero degli under 25 titolari di conti corrente, a dimostrazione che in questa fascia d’età si è ancora presi dallo studio e non si riesce a programmare. Non sorprende più, invece, l’ascesa degli over 55: 19 richieste di apertura su 100 arrivano da questa fascia anagrafica, decisa ad accumulare soldi in questa determinata fase della vita guardando alla pensione al futuro delle nuove generazioni.

Non sorprende che la rivoluzione digitale abbia toccato anche i conti correnti e i conti deposito. Oltre la metà dei correntisti utilizza infatti un conto online, in confronto al 39% che si divide tra il web e la filiale e il 7,8% abituato a gestire in sede il conto. A proposito di conti deposito, questo prodotto finanziario è tornato di moda. Sale infatti a 578 miliardi di euro il valore complessivo dei fondi detenuti nei conti deposito delle differenti banche nazionali.

Conti deposito e fondi comuni protagonisti della rivoluzione digitale

Questa nuova tendenza arriva a prescindere dalla perdita delle caratteristiche peculiari del conto deposito. Fino a qualche anno fa, infatti, a fronte di un vincolo prestabilito a medio o lungo termine, l’investitore maturava un tasso di interesse che generava profitto sulle somme depositate. Questa formula aveva riscosso il successo di migliaia di risparmiatori, che avevano intravisto in questa soluzione un futuro più roseo.

Sono stati i fatti a ridimensionare ambizioni e velleità. Progressivamente, infatti, i tassi di interesse sono calati fino ad essere praticamente annullati dal peso dell’inflazione. Poiché il conto deposito prevede che le somme siano vincolate per un periodo dai 12 ai 60 mesi, è molto probabile che l’inflazione condizioni il potere d’acquisto di suddette somme, annullando di fatto i vantaggi. In caso di crisi dell’istituto bancario erogante, poi, i conti dei risparmiatori sono tutelati fino alla soglia di 100mila euro.

In virtù delle succitate criticità, nonostante il boom dei conti deposito, cresce anche la propensione degli italiani ad investire in fondi comuni. Secondo Assogestioni, infatti, il 12% dei risparmiatori oggi è anche un investitore, che ha accettato qualche rischio, del tutto assimilabile a quella dei conti deposito, e ha puntato sulla trasparenza per cercare di generare un profitto dai propri soldi. I piani di accumulo e gli ETF riescono infatti a calmierare gli effetti del mercato finanziario se spalmati sul lungo periodo, ottenendo così un lieve ma costante profitto. A questo vantaggio si aggiunge la sicurezza e la trasparenza dei Fondi, ma anche costi di gestione molto contenuti e partic olari regimi fiscali che stanno gradualmente trasformando il risparmiatore in un investitore.


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