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Cis, il via libera al possibile insediamento di una grande struttura di vendita rinviato dalla Giunta Regionale

Cis, il via libera al possibile insediamento di un Nella seduta del 21 settembre scorso non è stato ratificato il PATI, che consente la “riconversione” commerciale dell’ex area logistica. Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza: “L’auspicio è che tutto torni in discussione”. Si allungano i tempi per l’approvazione, da parte della Regione Veneto, del Piano di Assetto del Territorio Intercomunale (PATI), che consente l’insediamento di una grande struttura di vendita (su un’area di 80mila metri quadrati) nell’area nota come Cis, a Montebello. E per Confcommercio Vicenza, l’associazione di categoria che da anni si oppone al progetto, questo ennesimo stop appare più che opportuno.

A riaccendere le aspettative di una probabile revisione del “caso Cis” è la mancata ratifica del PATI, che la Giunta Regionale aveva messo all’ordine del giorno nella seduta dello scorso 21 settembre e che invece è stata rinviata. “Evidentemente – è il commento di Sergio Rebecca, presidente della Confcommercio di Vicenza - è mancata la volontà di dare un via libera politico a decisioni che hanno già ricevuto l’avvallo tecnico e a questo punto l’auspicio è che l’ipotesi di una grande struttura di vendita nell’area Cis torni in discussione. E’ dal 2005, vale a dire dalle nostre indicazioni espresse nella fase di concertazione sul piano di assetto del territorio del comune di Montebello Vicentino, che siamo decisamente impegnati a impedire l’insediamento, in provincia, dell’ennesima cattedrale nel deserto, che andrebbe a sconvolgere i già fragili equilibri esistenti tra grandi strutture di vendita e piccola e media distribuzione. Dopo anni di battaglie – continua Rebecca – in cui, come associazione abbiamo messo in evidenza la necessità di governare lo sviluppo della rete distributiva di fronte alla crescita indiscriminata dei megacentri, ritengo ci siano tutti gli elementi per mettere uno stop a questa ennesima operazione, di cui il nostro territorio non sente alcuna necessità”.
 
Che il “caso Cis” non abbia avuto, negli anni, vita facile, lo dimostra il cammino difficoltoso che ha caratterizzato il progetto di “riconversione” commerciale di una parte dell’ex area logistica. Se ne è cominciato a parlare, come si diceva, già nel 2005, ma il primo atto ufficiale che consente di destinare 80mila metri quadrati al commerciale è stato il Piano di Assetto del Territorio Intercomunale adottato, nei primi mesi del 2009, dai comuni di Montebello, Montorso, Gambellara e Zermeghedo. C’è voluto però un altro anno prima che il Pati ricevesse il primo parere tecnico regionale: il 10 marzo 2010, infatti, arriva il “sì” da parte della commissione che deve esprimere la Valutazione Tecnica Regionale (VTR). Un mese dopo arriva il parere positivo della Conferenza dei servizi, datata 21 aprile 2010. A questo punto manca solo la ratifica della Giunta regionale, ma il Pati, grazie anche alle pressioni messe in campo da Confcommercio Vicenza prima e dopo i vari passaggi tecnici, viene inserito nell’ordine del giorno solo lo scorso 21 settembre. Ora, però, interviene l’ennesimo rinvio, che potrebbe configurare un nuovo scenario: difficile pensare che la Giunta regionale tenga bloccato un piano che ha notevoli risvolti per lo sviluppo urbanistico dei comuni interessati; l’auspicio di Confcommercio è, invece, che possa intervenire, come già successo in un altro caso, la richiesta di un’ulteriore valutazione da parte della Conferenza dei Servizi. “Ci sono tutte le ragioni per giustificare uno stralcio dell’area Cis dall’adozione del Pati – conclude Sergio Rebecca -.

Sarebbe difficile comprendere una decisione che ipoteca fin d’ora lo sviluppo futuro di una fetta significativa del nostro territorio, quando stiamo ancora attendendo l’approvazione e l’entrata in vigore degli strumenti di pianificazione superiore, vale a dire il Ptcp provinciale e il Ptrc regionale. Il nostro auspicio è, dunque, che questo rinvio consenta un ulteriore approfondimento da parte degli assessori regionali sulle conseguenze che questa ipotizzata struttura potrebbe avere sul territorio dell’area”.

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