Questo sito utilizza i cookies per offrirti la migliore esperienza di navigazione sul sito. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso. Accetto i cookies No

Cerca nel sito

Invia ad un amico
Livello del fiume Bacchiglione
e previsioni meteo di Vicenza

Quarto Itinerario: descrizione

provincia Vicenza

Vicenza e i Colli Berici

Vicenza - Brendola - Lonigo - Val Liona - Grancona - Lago di Fimon - Vicenza

Da Vicenza percorrendo i dolci colli Berici attorno al lago di Fimon, assaporando l'antica civiltà contadina.

Partiamo da Vicenza per uno degli itinerari più suggestivi che si snoda in uno scenario mutevole e ricco di fascino. Ad Altavilla possiamo ammirare villa Valmarana Morosini (tel. 0444/572499), un pregevole esempio di architettura quattrocentesca. L'autore del portico a cinque archi e della loggia superiore ha saputo adattare la sua struttura ad elementi gotici precedenti. Villa Valmarana Morosini, costruita in un'area ora centrale del nucleo urbano, è simbolo del paese.

A Brendola di notevole interesse artistico è la chiesetta dell'Annunciazione costruita verso la fine del XV secolo da Alvise Lamberti da Montagnana, il quale operò molto in Russia (sua è la Cattedrale dell'Arcangelo Michele al Cremlino). Tipico di questo architetto è il frontone a conchiglia aperta a pettine. Ci sono affreschi all'interno. Villa Piovene, sede del Municipio (tel. 0444/400727), risalente alla metà del XV secolo, è uno dei primi esempi di villa signorile della provincia. Al centro del paese, spettrale è la grande struttura della chiesa parrocchiale mai terminata. Brendola è il paese natale di Santa Bertilla Boscardin (1888-1922) alla quale è dedicato un monumento. Dominando la valle si mostrano maestosi i resti della Rocca, un tempo "Rocca alta e porte", rifugio dei vescovi di Vicenza ai tempi delle scorrerie degli Ungheri e delle lotte politiche interne. Ritornando sulla SS. 500 ammiriamo, in località Monticello di Fara, Villa Da Porto, opera di F. Muttoni del 1715, detta "La Favorita" (non visitabile), il cui nome è memoria di piacevoli e sontuosi soggiorni.

Gambellara (Cantina Sociale tel. 0444/444037) è uno dei maggiori centri di produzione vinicola della provincia vicentina. Non si possono non citare le Cantine Zonin, dove si produce il famoso vino. A Gambellara possiamo assaggiare un buon bicchiere di "recioto" o altri vini locali giustamente famosi. Dall'inizio del XX secolo, ogni anno a fine settembre, viene organizzata la "Festa dell'Uva e del Recioto". La sagra attira molti curiosi desiderosi di assaporare qualche bicchiere e acquistare qualche bottiglia.

A Montorso s'innalza grandiosa e imponente, grazie al recente iniziale restauro, Villa Da Porto Barbaran.

Dirigendoci verso Montecchio Maggiore (Pro Loco tel. 0444/696546-695322), scorgiamo in lontananza di fronte a noi i due famosi castelli detti di "Giulietta e Romeo", notevoli esempi di fortificazioni medievali. (Per altre informazioni su Montecchio vedere il secondo itinerario).

Arzignano (Municipio tel. 0444/476511), cittadina della Val Chiampo, è un fiorente ed attivo centro economico. Reperti archeologici testimoniano che la storia della città affonda le sue radici nell'epoca romana e quindi in quella longobarda. Il Castello (non visitabile) eretto da Bartolomeo della Scala giace ad un'altitudine di centonovantacinque metri. All'interno della cerchia di mura venne costruita una chiesa (SS Elisabetta e Maria) che esercitava diritti sulle altre chiese del paese. Con l'avvento della Repubblica veneta varie famiglie eressero splendide residenze come Villa Mattarello Fraccaroli. Poco lontano sorge la neoclassica chiesa arcipretale di Ognissanti. Altra esempio di bellezza caratterizzata da un'architettura moderna è la chiesa di San Giovanni Battista. Per finire, merita fare due passi nella gradevole piazza della città. Giungiamo a Lonigo. Sopra un'altura che domina la cittadina, s'offre imponente alla visuale Villa Pisani detta la "Rocca Pisana", opera di V. Scamozzi del 1576 (fino a 12 persone lire 10.000 - sconto gruppo superiore a 12 - è preferibile telefonare tel. 0444/831625). Ad essa accediamo attraverso una stradina in salita che ne aumenta il fascino man mano che ci avviciniamo: priva di orpelli e di decorazioni, la villa si presenta come un solido cubo, ora severo nei lati chiusi, ora più gentile nella facciata centrale animata da un pronao esastilo che s'apre verso lo spazio e la natura circostante con una grandiosa scalinata.

Lonigo, più in basso, ci aspetta con il suo elegante centro storico: Palazzo Pisani, costruzione rinascimentale del 1557, la quattrocentesca chiesa di S. Maria dei Miracoli, il bel Teatro Comunale, le fanno da nobile cornice (Pro Lonigo tel. 0444/830948). Ancora generosi vitigni e rigogliose colture ci accompagnano sino alla prossima meta, Bagnolo di Lonigo, per ammirare un altro gioiello Palladiano: Villa Pisani Ferri (ingresso martedì, venerdì, sabato ore 10-12, 15-18, lire 8000, tel. 0444/831104). Dei due monumentali prospetti venne realizzato solamente quello verso il fiume Guà con i tre fornici bugnati sormontati dal classico timpano triangolare stretto tra due ali laterali. Il salone centrale, collegato con l'ingresso attraverso una serie di volte ed inondato dalla luce proveniente dalla finestra termale, costituisce una delle soluzioni architettoniche più felici del nostro autore.

In un susseguirsi di prati verdi e di dolci pendii che in autunno si ammantano di strepitosi colori, ecco apparire in tutta la sua imponenza, in quel di Orgiano, Villa Fracanzan Piovene, felice invenzione dell'architetto F. Muttoni (1710). Essa è resa celebre dal grandioso avancorpo centrale che ne esalta la natura barocca, dalla icercatezza delle decorazioni e, in particolar modo, dalla famosa cucina con l'acquaio in marmo rosso (ingresso ore 9-12, 14-18, lire 10.000, tel. 0444/874589); sembra tra l'altro che questo luogo abbia ispirato allo scrittore A. Manzoni il romanzo "I promessi sposi" per una vicenda analoga a quella da lui narrata e quivi realmente accaduta agli inizi del '600.

Ci addentriamo nella Val Liona e arriviamo a San Germano dei Berici (Municipio tel. 0444/868037) dove possiamo visitare l'interessante parrocchiale di S. Andrea (tel. 0444/868005). A Campolongo vediamo il borgo medievale con l'importante Villa Dolfin del 1601 il cui aspetto primitivo è stato modificato nel tempo. Nella quattrocentesca Torre Colombara Cantarella possiamo notare elementi architettonici molto più antichi. A Villa Dal Ferro vi è Villa Priuli-Lazzarini costruita da ignoto architetto tra la fine del '500 e l'inizio del '600. Ha un'elegante facciata con pronao centrale a colonne tuscaniche bugnate e frontone triangolare concluso da vasi. Particolari sono i quattro comignoli piramidali sul tetto. Sulla sinistra vediamo la barchessa, costruzione rustica tipica nella campagna veneta che già Palladio aveva inserito magistralmente nei progetti delle sue ville. Altre ville nella zona (alcune con modifiche e trasformazioni) indicano la predilezione di nobili e patrizi per questi ameni luoghi.

A Spiazzo è conservato nella chiesa un affresco attribuito a Battista da Vicenza (secolo XIV-XV). Merita fare la breve salita che conduce a Grancona per godere dal piazzale della chiesa, lo splendido panorama della Val Liona e visitare la Collezione degli attrezzi agricoli, frutto della passione di un privato del luogo (via Ca' Vecchia - tel. 0444/889533). Nel fondovalle, Pederiva sta diventando un piccolo centro artigianale ed industriale rompendo quel panorama agreste contadino fin qui trovato. Chiedendo, si può visitare un interessante laboratorio per la lavorazione della pietra di Vicenza (Pro Val Liona e Municipio tel. 0444/889522).

Giungiamo a Zovencedo (Municipio tel. 0444/893065) e prima di superare il bivio del paese, a destra c'è da percorrere a piedi via Castello che porta ai resti del castello dei vescovi (1100) che domina la valle. Fu distrutto da Ezzelino III nel secolo XIII. I resti del castello sono tuttora abitati. Salendo la Val Liona la strada mostra scorci panoramici bellissimi. I "buchi" nella roccia, i cosiddetti "covoli" sono grotte naturali, alcune delle quali sono state abitate fino a pochi anni fa da famiglie, ora trasferitesi nella zona (Grancona e Zovencedo). Dopo Zovencedo la strada s'immerge nella ricca vegetazione dai colori variegati. Sono boschi di querce, di carpini e castagni e di qualche marronaro (una rarità) nei versanti più freschi, sono ulivi, sempreverdi e vigneti, che producono i nostri vini D.O.C. nei pendii più soleggiati e riparati. Dalle cave di San Gottardo si estrae la "pietra tenera di Vicenza". Pietra facile a lavorarsi e scolpire appena uscita umida dalla cava, ma che lasciata ad asciugare fuori, dopo un paio d'anni diventa dura e adatta per le costruzioni, risultando più resistente del marmo al fuoco, al gelo e alla pressione del peso.

Entriamo nel territorio comunale di Arcugnano (Municipio tel. 0444/530622) e prima di Perarolo giriamo a destra e scendiamo nell'abitato di Fimon. Interessante è la via degli antichi mulini (uno è ancora visitabile). Nella Valle di Fimon sono stati ritrovati numerosi manufatti e strutture abitative, testimonianze di insediamenti preistorici dal V millennio a.C. Salendo per 2 km fino a Villa intravediamo la chiesetta di San Rocco recentemente restaurata per i turisti (per la visita chiedere di Severino). Arriviamo al Lago di Fimon, l'unico rimasto di una serie di bacini lacustri presenti un tempo nell'area berica. Si è originato nel Pleistocene per lo sbarramento creato da materiale alluvionale. È di notevole interesse, come tutta la valle, dal punto di vista ecologico, ambientale, storico, archeologico, naturalistico e paesaggistico. La strada pedonale e ciclabile che circonda il lago permette una piacevole passeggiata. Un vecchio imbarcadero invita ad un giro in barca fra ninfee, canneti e gallinelle acquatiche. Con vista lago ci sono due discoteche e più internamente delle aziende agrituristiche. Il punto sosta per camper è nel parcheggio sud del lago. Il lago di Fimon è il luogo ideale per un picnic sul prato o per un pranzo in una delle rinomate trattorie e osterie della zona, oppure in una delle aziende agrituristiche che, cuocendo su vecchi focolari, spandono nell'aria stuzzicanti profumi di leccornie nostrane sane e appetitose: bigoli al torchio, lasagne, risotti con tartufi neri dei Berici, minestroni caserecci, carni allo spiedo e alla brace, porchette, coniglio, pollami da cortile, affettati di suino, accompagnati dalla gialla polenta. Il tutto innaffiato dai nostri vini D.O.C., dei quali si può fare provvista nelle varie aziende che espongono il cartello.

Prima di giungere nell'abitato di Torri girare a sinistra verso Arcugnano. Dopo la salita ed aver attraversato il paese, ecco apparire la neoclassica Villa Pasini Canera di Salasco Valle, con alto pronao centrale arricchita da un elegante giardino con aiuole e statue. Costruita nel 1770 è una delle più felici creazioni dell'architetto Ottavio Bertotti Scamozzi.

Giungendo a Monte Berico Vicenza è ormai alle porte. Poco prima della basilica si trova Villa Guiccioli con ampio parco, aperto al pubblico (ospita una quarantina di specie vegetali). La villa è sede del Museo del Risorgimento e della Resistenza con una ricca collezione di cimeli e documenti che coprono 150 anni di vicende storiche, vissute nel Vicentino, che vanno dal 1797 al 1945. A Monte Berico, che nonostante il nome è una collina, nel Piazzale della Vittoria possiamo parcheggiare. Qui ci soffermiamo ad ammirare il panorama della città e la corona delle Prealpi che le fanno da sfondo. Targhe di marmo con frecce e mirini ci indicano i monti che furono teatro di battaglie nella guerra 1915-18. L'imponente Basilica del Santuario di Monte Berico che ora ammiriamo nelle forme che le diede l'architetto Carlo Borella (fine '600, inizi '700) su disegno del Palladio, ingloba nel suo interno la vecchia chiesetta del '400 sorta nel luogo dove apparve la Madonna a donna Vincenza nel 1426 e 1428, mentre a Vicenza infuriava una terribile pestilenza. In soli cinque minuti scendiamo in città percorrendo il viale costeggiato dai 700 metri di portici costruiti nel XVIII secolo dall'architetto Francesco Muttoni e che collegano la città alla Basilica e al Piazzale della Vittoria.




Altri articoli